che fatica scrivere
Che fatica scrivere, inserire minuscole tessere in un quadro grossolanamente tracciato e che prende lentamente forma, ogni tesserina nella sua collocazione esatta, e tenere a mente tutti gli autori che si sono pronunciati su un concetto come cosmopolitismo o ibridazione, e le diverse accezioni dei concetti, e le possibili implicazioni delle loro affermazioni, e le posizioni degli attori rispetto alle enunciazioni teoriche, cercando di non tralasciare nulla, o perlomeno nulla che sia indispensabile alla trama del disegno tracciato: tessere la trama, ogni tanto scucirla, tagliare, incollare, ricamare. Sto leggendo "Metafora e vita quotidiana" di Lakoff e Johnsons e in questo momento sono quindi estremamente consapevole della connotazione metaforica delle frasi usate per descrivere i concetti: scrittura come mosaico, come stoffa, come disegno, forma in tutti i casi, edificio, struttura in altri. Senza passare per questi termini eideticamente evocativi il nostro pensiero incontrerebbe dei limiti, non arriverebbe a concepire. L'esempio da loro usato della metafora di idee come oggetti e di espressioni linguistiche come contenitori mi sembrano però riduttive e superate, ce ne sono molte altre che costituiscono modelli cognitivi più raffinati, aiutano a "vedere" meglio in cosa consiste il processo creativo che avviene attraverso la scrittura, imbevuta di una visione estetica e talora poetica. E il corpo, i muscoli tesi allo spasimo, la mente tesa allo stesso tempo come un arciere che punta il suo arco sul bersaglio e la freccia che deve andare dritta al punto? E le idee, il testo come un cibo che lievita, come un materiale che va lavorato o impastato? La complessità di una simile attività si può rendere solo con un arazzo di metafore. O con un racconto. Mi ricordo di quando ero piccolissima, e i miei cugini un po' più grandi di me a Ischia, per insegnarmi a colorare bene le immagini, o forse per quel sadismo che è tipico dei cugini più grandi, coloravano le figure lasciandovi dei buchi, e mi chiedevano di colmare alla perfezione quei buchi. Ecco, spesso scrivere me lo raffiguro così, colorare una figura e poi riempire dei buchi. Che poi è metafora ben appropriata per un testo concettuale. Bisogna rafforzarlo, suturare i suoi punti vulnerabili (altre metafore).
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