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domenica 15 luglio 2007

displaying mahdiya











Je l'avoue: molte di queste foto sono estorte al consorte, che mentre io fotografavo oggetti, alimenti, bombole del gas, contatori, porte e finestre, mattoni, gruppi elettrogeni di moschee e musei, annunci di vendesi, tutta presa da esperimenti concettuali intenti a cogliere modi inediti di vedere la cose e i luoghi, egli faceva scatti più tradizionali. Il forte, il bambino e il caffè sono miei, il resto non credo. Però la gente così mi notava, s'incuriosiva. Un episodio divertente: rapita dalla poetica del rifiuto, delle nature morte di oggetti quotidiani abbandonati o disposti in modo casuale, fotografavo vecchi elettrodomestici buttati in un angolo, che appartenevano al negozio accanto. Il proprietario si è insospettito e, ritenendo che chissà quale spia o ispettore fossi, quando sono tornata nello steso posto ho trovato tutti gli elettrodomestici messi in bell'ordine.

giovedì 12 luglio 2007

vendesi/lilbia'






L'anno scorso, ripercorrendo la lingua di terra peninsulare in cui si trova la parte antica di Mahdiya, invece che lasciarmi guidare dalla semplice vista, ho deciso di conoscere il luogo mediante l'obiettivo, scattando su tutti quei particolari che attiravano la mia attenzione, spesso apparentemente banali e certamente ordinari, frequenti, e poi riflettendoci su, usano il patrimonio di informazioni e letture derivanti dalle mie ricerche sul patrimonio culturale. Queste foto parlano di una medina, se non in abbandono, a rischio di decadenza. Perché gli abitanti preferiscono abitare in case nuove, perché abitare costa, perché ci sono dispute su ripartizioni di eredità.
eppure, si tratta di un luogo bellissimo, circondato da due parti dal mare, e la cui punta è occupata dall'antico cimitero fatimide. Un luogo da incanto, dove dopo una settimana gli abitanti si incuriosicono, non ti considerano più un turista di passaggio,e il dialogo può iniziare, quando le persone iniziano ad aprire bocche e cuori, gratificate nel loro amor proprio dall'attaccamento dimostrato al loro luogo. E cominciano a raccontarne storie e segreti. E più tempo vi si passa, più si conosce, più strati si penetrano. Il mio sogno è comprare la casa lì, passare l'estate di fronte al mare, e dolci serate nei caffé dove gli abitanti di Mahdiya vanno a prendere il fresco. Spero di farlo prima o poi. Ma intanto faccio circolare questi numeri di telefono, le case costano ancora poco, prima che la zona si "gentrifichi". Il prefisso della Tunisia è 00216.
(acc, questi turisti che finiscono sempre con l'entrare in campo mentre fotografi..)

giovedì 5 luglio 2007

carne e sangue




L'estate scorsa, ero a Tunisi, occupando temporaneamente la camera di R., che era tornato a New York per qualche settimana. Ascolti dissonanti in quella camera luminosa, in un palazzo coloniale che quasi affacciava su Bab Bhar, e che dava su una delle entrate del Mercato centrale, dove era bello andare a fare la spesa tra cumuli di frutta e verdura ordinatamente raggruppati e impilati in macchie di colore, il rosso e il verde dominanti: "'Atini kilu tumatim, u nuss kilu felfel, mush barsha har, min fadlik. 'Atini dellea', atini kilu 'aineb...". Ascoltavo, dicevo, "Cantà" di Enzo Moscato, "Nine horses" di David Sylvian, le cui note nostalgiche, di rimpianto, di un passato che non tornerà mai, di un presente che ben presto sarà passato, ben si adattavano con la mia temperie interiore, in pomeriggi assolati protetti dall'aria condizionata, il balcone chiuso per sbarrare la via ai densi odori dell'oleificio che dava sul cortile interno, e dall'altro lato, dal balcone che affacciava sulla strada, il brusio incessante del passaggio continuo di persone, le grida di venditori di strada che mi affascinavano, cantilenando merci e prezzi da poco. Andavamo a Cartagine, mangiavamo pesce, comprato fresco la mattina, o la sera, sul ristorante accanto la spiaggia.
Quando N. mi chiama e mi propone di andare con lei a Kerkenah da sua cugina. Si mette i guanti bianchi per proteggersi la pelle, e partiamo. Sulla strada dell'andata e del ritorno, in direzione di el Jem, sostiamo per mangiare, in un posto dove servono 'alloush mashoui, agnello grigliato, e vendono carne, sotto un sole cocente e una tenda rossa. In Tunisia si fa spesso così, scegli la carne o il pesce che vuoi, ne paghi il peso, poi te lo cucinano. Sono un'ex vegetariana, provo spesso rigetto per la carne, e soprattutto non mangio quasi mai agnello, troppa pena, e la vista della carne nelle macellerie mi respinge con la sua crudezza, il suo odore di vita ancora quasi palpitante trasformata in pura carne, in disfacimento. Ma lì è avvenuta una metamorfosi temporanea. Gustavo avidamente le costolette che bruciavano le dita, alternando la carne con bocconi di fresca insalata tunisina colta con il pane e un dito, pomodori, cipolle e cetrioli tagliati in pezzetti finissimi, assaisonnée con un olio dal sapore forte. Ed ero allo stesso modo inebriata dalla vista di tutta quella carne che ancora sussultava, agnelli appena uccisi che venivano portati dal retro e spezzettati in macelleria, venduti in buste trasparenti, e mi sembrava che tutto, tutto palpitasse e si muovesse. Il rosso, il calore, la carne, tutto si componeva, tutto si accordava, ed è in questa sorta di stato di trance, di concentrazione e compenetrazione in tutto questo, che ho scattato le foto, affascinata dalla scena, o forse è stato lo sguardo influenzato dalla macchina fotografica a farmi concentrare così, pervasa dall'odore di carne fresca e bruciata, avvolta dal calore avvampante, nel rosso.

film à ne pas rater

  • Come l'ombra, Marina Spada
  • el-Jenna alan, Paradise now, Hany Abu-Assad
  • Il segreto di Esma, Jasmila Zbanic
  • Inland Empire, David Lynch
  • La vita segreta delle parole, Isabelle Coixet
  • Mille miglia lontano, Zhang Ymou
  • Rosetta, Jean-Pierre e Luc Dardenne

letture

  • Amitav Ghosh, circostanze incendiarie, Neri Pozza
  • Aminatta Forna, Le pietre degli avi, Feltrinelli
  • Studio Azzurro. Videoambienti, ambienti sensibili
  • Rick Moody, I rabdomanti, Bompiani
  • Claire Castillon, Veleno, Bompiani
  • Werewere Liking, La memoria amputata, BCD editore
  • Antonio Pascale, La manutenzione degli affetti, Einaudi
  • Simon Ings, Il peso dei numeri, Il Saggiatore

ascolti dalla a alla zebda

  • Aida Nadeem, Out of Baghdad
  • Alessandro Scarlatti, Giovanni Bononcini, "Andate, o miei sospiri"
  • Amine e Hamza M'Rahi, Asfar
  • David Sylvian, Nine horses
  • David Sylvian, tutto
  • Diego Ortiz, Ad Vesperas, Cantar Lontano
  • Domenico Gabrielli, Opera completa per violoncello
  • Emanuela Galli, Gabriele Palomba, Franco Pavan, Languir me fault
  • Eric Truffaz, Mounir Trudi, Face-à-face
  • François Couperin, Leçons de Ténèbres
  • Gianmaria Testa, Extra-muros
  • Henry Purcell, Fantazias, Rose Consort of viols
  • Hildegard von Bingen, Canti estatici
  • J.S. Bach, Soprano Cantatas, Cappella Istropolitana
  • Japan, tutto
  • Marc Antoine Charpentier, Salve Regina
  • Marin Marais, Pièces à deux violes 1686
  • Mario Biondi (essì, Mario Biondi)
  • Paolo Conte, Elegia
  • Ray Lema, Mizila
  • Rose consort of viols, Elizabethan songs and consort music
  • Sonia M'Barek, Tawchih
  • Vengeance du rap tunisien
  • Violent femmes, Violent femmes (purissima goduria)
  • Zebda, Essence ordinaire

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