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martedì 3 luglio 2007

il pensiero come una casa

Mentre mi concedo un'insalatina con aceto di riso, chèvre, pane di segale, marmellata al limone e coriandolo, leggo questo articolo di Nadia Fusini, "Cosa faceva Freud alle donne", uscito il 28 giugno su Repubblica. Dove si parla di un libro di Lisa Appignanesi e John Forrester, Sigmund Freud e le sue donne, La Tartaruga, in cui si tratta in modo piuttosto concreto, sembra, dei rapporti tra Freud e le sue prime amiche e allieve, tra cui la figlia Anna. Dei legami intellettuali e affettivi forti, ma anche di filiazione/potere, di Freud con Sabine Spielrein, Helene Deutsch, a cui il fondatore della psicoanalisi invia dopo pochi mesi di analisi casi complessi, Lou Andreas Salomé dalle molte relazioni sentimentali tra cui quella con Nietzsche, delle pazienti con cui Freud instaura legami di rapida amicizia. Anna Freud che si lega ad una ereditiera americana, prende in tutti i sensi in cura i figli di lei, con esiti funesti.
Tuttavia Nadia Fusini spinge a guardare a queste donne, "un insieme di creature tutte molto interessanti, "nel pensiero, nel modo libero, in cui, con Freud e dopo Freud, continueranno a lavorare...", cercando di sfondare il muro di silenzio che circonda il sesso, di liberare le persone dalla repressione. Ideale svanito, tira amaramente le fila Fusini, nel "vantaggio del piacere conformista".
Ma proprio a ragione di questo, tantopiù queste donne costituiscono un modello esemplare, vite nel cui significato, pensiero, nelle azioni immergersi: " (...) Meditare sulla vita di eroine che si sono battute a ragione o a torto per liberare la verità del sesso fa bene alla salute mentale. specie per chi non ha altri altari su cui pregare". E conclude: "In più, tutte queste donne manifestano un modo di relazione all'altro esemplare per attenzione, amicizia, ascolto. Sì, tutte le donne di Freud, avendo intrapreso la strada della psicoanalisi come professione e missione, nel pensiero e nell'atto testimoniano che si potrebbe arrivare a pensare al mondo come a una casa. E al pensiero medesimo come una terapia contro lo sradicamento e la perdita di mondo. Che sia questo essere donne? Freudiane, o meno ?"

sabato 9 giugno 2007

cultura materiale, # 3, 4


cavallino in terracotta di sejnane, nord-ovest della tunisia, cotta in forno trogloditico e generalmente prodotta da donne.

kholkhal, cavigliera da piede per le donne sposate del sud della Tunisia, si porta in coppia.











Previsioni del tempo: per il weekend è previsto un lavoro di nebuloso bricollage. Si sezionano, segmentano, zigzagano, limano, scontornano, sovrappongono, assemblano, piallano, incastrano concetti.Visibilità cielo: nulla. Schiarite previste per domenica sera.

mercoledì 6 giugno 2007

leggo Bhabha che legge Adrienne Rich

"The poet Adrienne Rich explores the kernel and substance of global minorities in Atlas of the difficult world (1991), one of the most striking poems dealing with the contemporary cosmopolitical world. Rich takes a global measure - a measure that is both moral and poetic - by decentering the place from which she speaks, and the location in which she lives. There is no ventriloquism or victimage here; non consensual cartography. Rich's resistance to such facile forms of identification and resolution comes from the relentless, repetitive power of her verse to reveal the profound "unsatisfaction" that dwells in our "shared" history of human civilization and barbarism. Anxiety links us to the memory of the past while we struggle to choose a path through the ambiguous history of the present. Such a restless apprehension about who one is - as an individual, a group or a community - and the complexities of forming a global perspective, are beautifully evoked in these few lines:



Memory says, want to do it right? Don't count on me...
I'm a canal in Europe where bodies are floating
I'm a mass grave I'm the life that returns
I'm a table set with room for the Stranger
I'm a field with corners left for the landless
I'm a man-child praising God he's a Man,
I'm a woman who sells for a boat ticket.
(...)
I'm an immigrant tailor who says A coat
Is not a piece of cloth only
..........................................
I've dreamed of Zion I've dreamed of world revolution
I'm a corpse dredged from a canal in Berlin
A river in Mississippi. I am a woman standing
I am standing here in your poem: Unsatisfied.


The insistent repetition of the phrase - "I'm a/I'm a... I'm - as in some bleak counting song of a monstrous child of our times, finds itself both implicated in the traumatic events of global histories - slavery, war, migration, diaspora, peasant ribellions, revolution - and yet unsatisfied in its attempt to imagine how might stage a relationship to a world rendered restless by its transhistorical memories. Each line contains its own encrypted narrative: Rosa Luxenbourg may be the corpse dredged from the Landswehr canal in Berlin; the civil rights moment of the American South is invoked in the burning Mississippi. Rich struggles to find a way of establishing a narrative of human interest, in the sense that Arendt gives to the term: an exploration of what lies in-between (inter-est) these distinct, even disjunct moments that allow them to become affiliated with one another in the spirit of a "right to difference in equality". The repeated phrase - I am - a table... a field ... a man-child... a woman ... an immigrant"- does not seek to establish the sovereignty of a "representative" world-subject who can speak for all peoples.
In keeping with the spirit of the "right to narrate" as a means to achieving our own national or communal identity in a global world, demands that we revise our sense of symbolic citizenship, our myths or belonging, by identifying ourselves with the "starting-points" of other national and international histories and geographies, It is by placing herself at the intersections (and in the interstices) of these narratives that Rich emphasizes the importance of historical and cultural re-visioning: the process of being subject to, or the subject of, a particular history "of one's own" - a local history - leaves the poet unsatisfied and anxious about who she is, or what her community can be, in the larger flow of a transnational history. (...)
Citizenship as "standing" is testimony to her insistence that as active citizens we must vigilantly guard against the state's strategies of exclusion and discrimination in the midst of its promises of formal equality and procedural democracy".

I am a woman standing here, unsatisfied.

(Homi Bhabha, The location of culture, Routledge, New York, 1996: xix-xxi; foto: "Mappamondo" da Luna-Pac di Luigi Serafini, fino al 17 giugno al Pac di Milano).

martedì 8 maggio 2007

Generazione Aids


Oggi ho concluso un breve corso di antropologia nell'ambito di una laurea per infermieri, dal titolo troppo complesso da citare, e che trattava di infermieristica transculturale, antropologia medica e mgf. In realtà oggi ho fatto poco, a parte la prova finale. Oggi la parola spettava alle infermiere stesse. Nel corso del mio lavoro ho cercato in modo crescente di effettuare le mie analisi cercando di ottenere la maggiore aderenza possibile tra i modelli teorici da me impiegati e le narrazioni e le azioni dei soggetti di cui investigavo pratiche e rappresentazioni, per arrivare ad un processo di co-costruzione delle conclusioni finali, quando possibile. Ammiro molto D., la caposala di un reparto infettivi, che è stata per me una preziosissima interlocutrice e che trovo una donna forte e ammirevole per la qualità e dedizione del suo lavoro. E' stata una delle prime persone a vivere l'ondata dell'Aids, e dopo aver avuto pazienti tossicodipendenti o viados nessuna cosiddetta differenza ormai ai suoi occhi è più di tanto rilevante o ingestibile.
Ma quello che mi interessa soprattutto raccontare è un fenomeno di cui la maggior parte di noi è all'oscuro, e che è stato l'oggetto del racconto di altre due ammirevoli infermiere del reparto pediatrico. Esiste una generazione di bambini nati da madri sieropositive e contagiati anch'essi dal virus, che dopo l'introduzione delle terapie retrovirali, così come le altre persone affette da questo male, ad un certo punto hanno cessato di morire e hanno cominciato ad avere prospettive di vita la cui lunghezza è ancora difficle da calcolare. Sono vivi, fortunatamente. Ma affetti da tutta una serie di problemi mai seriamente studiati, e per i quali poco si può fare perché si tratta di un fenomeno sommerso, ignorato dai media come dall'opinione comune e altrettanto dalle istituzioni. Questi ragazzi e ragazze arrivano fino all'età di 23 anni, ma continuano ad andare al reparto pediatrico, per raccontarsi alle infermiere che talvolta li hanno seguiti fin dalla nascita. Molti di loro hanno perso la madre o i genitori, sono cresciuti con i nonni. Ad ogni modo spesso odiano i genitori per averli contagiati. Mi è stato raccontato che talvolta vanno a sputare o tirar sassi sulle loro tombe. La qualità delle loro relazioni è molto precaria. Se ne hanno, quando si rompono, i partner li attaccano proprio sulla loro malattia spifferandola quanto più possono. Il loro fisico è plasmato in un modo che non racconterò dai medicinali che assumono, e loro ne soffrono. Spesso sviluppano una forte aggressività, tiranneggiano i familiari. Poiché sono malati e la loro prospettiva di vita è indeterminata, è loro dovuto tutto. Sono arrabbiati per ciò che è capitato loro e spesso scelgono di avere rapporti sessuali non protetti. Le infermiere snocciolano dati allarmanti.Ogni tre famiglie estese, dicono, vi è un membro sieropositivo. Sono tra noi, e, come è per certi versi giusto che sia, non ce ne accorgiamo. Mi raccontano anche di una storia quasi da fiction, quella dell'impiegata di uno studio commerciale che ne ha contagiato tutti i soci, avendo una relazione con ognuno di loro all'insaputa degli altri. Il che comporta che ad ognuno di loro sia sempre dato in ospedale un appuntamento in orari diversi. Chi aiuta questi ragazzi, chi contiene la loro immensa sofferenza, la loro distruttiva rabbia? Le infermiere danno loro il proprio numero di cellulare, ne sono le confidenti, a volte danno consigli persino alle psicologhe. V. in particolare ha una qualità di comunicazione non verbale tale da spingere le persone a raccontarle la loro vita, a diventarle amiche fin dai primissimi momenti del primo incontro, mentre con altre basta l'esitazione di un gesto per chiudere fermamente i loro cuori. V. ha una mano sottile, lunga e nodosa e una stretta d'acciaio. Queste donne devono ogni giorno, tra le altre cose, vedersela con l'arroganza di medici e infermieri, che si permettono ad esempio di sedersi sui tavoli delle infermiere o sulle loro sedie a gambe alzate. R. ne ha intercettato uno che parlava al cellulare raccontando reiteratamente, davanti ad una bambina ricoverata, a intercalari di cazzo e figa, quanto fosse figo in camice su Internet. La bambina sghignazzava, e quando R. l'ha invitato a moderare i toni, lui prima ha continuato a ripetere che non aveva fatto nulla di male, poi ha continuato a insultarla per una buona pezza, anche quando lei si è allontanata. Queste sono le donne che ammiro, le donne al cui fianco voglio impegnarmi, idealmente o fattualmente. Queste sono tra le persone di cui voglio raccontare la storia. Ci sono storie che mi battono in petto, che mi chiedono prepotentemente di uscire. E' un'immagine mentale e una sensazione corporea al tempo stesso che non avevo mai sperimentato, abituata a tenere complesse fila concettuali di analisi e ragionamenti che derivavano ad ogni modo dalla condivisione del mio tempo quotidiano e dall'intessersi di affettività con altre persone. Lì quello che sentivo era più che altro la sensazione di ebbrezza data dalla sensazione della scoperta e dalla velocità del pensiero, dal moltiplicarsi delle connessioni. Mentre mi chiedo cosa mi stia capitando, concludo con il racconto di D., che ha raccontato in modo non privo di spirito di aver messo un preservativo in mano al figlio adolescente perché vi prendesse familiarità. A tutti gli allievi infermieri è stato chiesto di fare il test Hiv con regolare frequenza. Sono questi, loro dicono, gli unici modi per lottare contro la malattia. Ora i bambini di madre sieropositiva diventano negativi ad un anno dalla nascita grazie alle cure prenatali. E' ancora presto per conoscere le evoluzioni del fenomeno. Già dall'anno scorso, quando sono venuta a conoscenza di questi fatti, avverto lo struggimento e l'urgenza che si faccia qualcosa per questa generazione sofferente.

film à ne pas rater

  • Come l'ombra, Marina Spada
  • el-Jenna alan, Paradise now, Hany Abu-Assad
  • Il segreto di Esma, Jasmila Zbanic
  • Inland Empire, David Lynch
  • La vita segreta delle parole, Isabelle Coixet
  • Mille miglia lontano, Zhang Ymou
  • Rosetta, Jean-Pierre e Luc Dardenne

letture

  • Amitav Ghosh, circostanze incendiarie, Neri Pozza
  • Aminatta Forna, Le pietre degli avi, Feltrinelli
  • Studio Azzurro. Videoambienti, ambienti sensibili
  • Rick Moody, I rabdomanti, Bompiani
  • Claire Castillon, Veleno, Bompiani
  • Werewere Liking, La memoria amputata, BCD editore
  • Antonio Pascale, La manutenzione degli affetti, Einaudi
  • Simon Ings, Il peso dei numeri, Il Saggiatore

ascolti dalla a alla zebda

  • Aida Nadeem, Out of Baghdad
  • Alessandro Scarlatti, Giovanni Bononcini, "Andate, o miei sospiri"
  • Amine e Hamza M'Rahi, Asfar
  • David Sylvian, Nine horses
  • David Sylvian, tutto
  • Diego Ortiz, Ad Vesperas, Cantar Lontano
  • Domenico Gabrielli, Opera completa per violoncello
  • Emanuela Galli, Gabriele Palomba, Franco Pavan, Languir me fault
  • Eric Truffaz, Mounir Trudi, Face-à-face
  • François Couperin, Leçons de Ténèbres
  • Gianmaria Testa, Extra-muros
  • Henry Purcell, Fantazias, Rose Consort of viols
  • Hildegard von Bingen, Canti estatici
  • J.S. Bach, Soprano Cantatas, Cappella Istropolitana
  • Japan, tutto
  • Marc Antoine Charpentier, Salve Regina
  • Marin Marais, Pièces à deux violes 1686
  • Mario Biondi (essì, Mario Biondi)
  • Paolo Conte, Elegia
  • Ray Lema, Mizila
  • Rose consort of viols, Elizabethan songs and consort music
  • Sonia M'Barek, Tawchih
  • Vengeance du rap tunisien
  • Violent femmes, Violent femmes (purissima goduria)
  • Zebda, Essence ordinaire

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