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venerdì 28 settembre 2007

ghmouq el ward

Quanta poesia in questo termine, "il tempo velato che accompagna la stagione delle rose" (ward, al singolare in quanto nome collettivo di specie). In dialetto tunisino, l'espressione ghmouq el ward (con gh che si pronuncia come una r arrotata, e la q che si pronuncia con un suono da chioccia emesso dalla parte bassa della glottide) indica il tempo di certi giorni di primavera, dalle nubi alte e bianche, che hanno l'effetto di attenuare la calura crescente.
Questo tempo veniva attribuito alla saggezza divina, grazie alla quale le rose rimanevano al riparo dal sole. Scorgo in questa concezione quella che può essere l'incredibile delicatezza della cultura araba, il profondo amore per i fiori, per le brezze (non a caso forse la radice di ruh, anima, è la stessa di riha, vento).
Questa credenza ha dato vita ad una recitazione poetica messa in forma da Mourad Sakli, nella quale una rosa, una nuvola e la luna dialogano tra loro, evocando l'interminabile lotta dei contrari, e che oppone la bruttezza alla bellezza, la speranza alla disperazione, l'individualismo all'altruismo. La storia prende avvio da una paura della morte, che si trasmuta in un attaccamento più forte alla vita, grazie all'amore.
L'ho comprato, questo disco, nel negozio di Sufian, che si chiama addiwan, nella medina di Tunisi, e ora lo ascolto, dicendomi che appena ho tempo chiedo a qualche conoscenza tunisina di aiutarmi a tradurlo.

martedì 26 giugno 2007

l'assoluto e la bellezza




Sembrano fatte per carezzare i sensi e lo spirito, serate come questa. Al teatro Dal Verme, la prima tranche della Milanesiana della mia stagione, con Orhan Pamuk e Jordi Savall. Di Pamuk, altri, con molta più competenza letteraria della sottoscritta, e una conoscenza quasi completa dell'opera dello scrittore, che invito caldamente a leggere (nel dubbio: entrambi), parleranno molto meglio di me (o forse, penso immodestamente, solo diversamente). Rimpiango di non aver portato un taccuino, mi aspettavo una conversazione canonica sull'opera di Pamuk e magari sull'attualità, mentre quello che considero uno dei pochi scrittori contemporanei ancora in grado di creare capolavori letterari ha donato al suo pubblico una vera e propria lectio, fatta di ragionamenti lucidi e affilati come una lama di coltello, limpidi come acque cristalline, mostrando una profonda capacità di compenetrazione del testo letterario. Pamuk ha dapprima citato i suoi scrittori preferiti, Proust, Mann, Dostoevskij, rivelando una forte percezione visiva ed estetica del testo, cosa che poi non stupisce chi abbia letto Il mio nome è Rosso (che io ho apprezzato in traduzione francese), dalle cui pagine fuoriescono incantevoli miniature, disegni che aspirano a dare un'idea della perfezione del mondo di creazione divina, e nel quale ogni cosa, per questo, non può essere cambiata, ma è destinata ad essere disegnata sempre al medesimo modo. E descrizioni sottilissime del processo della creazione delle miniature, tanto sottili quanto le descrizioni dei personaggi del polifonico romanzo, e la trama di una fosca catena di delitti che tiene avvinti fino all'ultima pagina. Nella decadenza di queste tradizioni iconiche per motivi di ordine religioso Pamuk vede un avvicendamento storico di decadenza e oscurantismo. Lo scrittore si è dedicato soprattutto a Dostoevskij, i cui personaggi, lui dice, aspirano all'assoluto pur sapendo di non potervi riuscire. Nel complesso rapporto di attrazione e repulsione per l'Occidente e le teorie illuministiche del protagonista delle Memorie del sottosuolo Pamuk legge finemente, addentrandosi nella biografia dello scrittore, lo stesso dilaniamento dell'autore, avverso non tanto ai principi filosofici e culturali occidentali quanto ad una cieca aderenza ad essi; e in fondo il suo, di Pamuk, dai cui libri affiora sempre il rapporto ambivalente con l'Occidente. Proprio da Dostoevskij è nata per Pamuk questa vena narrativa che oggi impregna tutta la letteratura postmoderna e postcoloniale, che si è appropriata, riformulandola, interrogandola, ampliandone gli orizzonti e complessificandoli, rendendoli più stridenti e meno composti, di quell'arte del romanzo che è di origine e tradizione europea. Ho amato molto la lucidità e nitidezza di pensiero, la compostezza di questo scrittore.
Jordi Savall, maestro di viola da gamba, mio strumento prediletto insieme al violoncello, è da lungo tempo uno dei miei musicisti preferiti, che mi ha fatto conoscere molti anni fa compositori come Juan del Encina e Alfonso X el Sabio. In questa serata ha eseguito alcune Folias e Romanescas di Diego Ortiz, musiche di Tobias Hume e dell'eccelso Marin Marais. Ora, qui accanto a me, giace la copertina di Suite d'un gout étranger (con circonflesso sulla u), pièces de viole du IV livre, 1717 (Aliavox). I tocchi profondi della viola da gamba mi avvolgono le viscere incapsulandomi in una membrana protettiva. Ristò avvolta dalla musica, e le mie membra ne accarezzano le vibrazioni, compenetrandovisi. Forse che la musica non rintocca nei nostri organi interni, nel nostro corpo? Dei musicisti di cui ha interpretato la musica, Jordi Savall ha detto che "erano persone che hanno dedicato la vita alla ricerca della bellezza". Io spero che in qualche modo lui, e loro, siano (stati) ricompensati per la bellezza che hanno profuso così generosamente, e che puntella il mondo, così come quella dei libri di Pamuk.
Questo che ascolto e altri magnifici dischi, tra i quali si trovano le musiche che ho ascoltato stasera, si possono trovare alla libreria Largo Mahler di via Conchetta 2 a Milano, o sul sito www.largomahler.it. E come al solito ho scritto un post più lungo che nelle mie intenzioni.

sabato 9 giugno 2007

cultura materiale, # 3, 4


cavallino in terracotta di sejnane, nord-ovest della tunisia, cotta in forno trogloditico e generalmente prodotta da donne.

kholkhal, cavigliera da piede per le donne sposate del sud della Tunisia, si porta in coppia.











Previsioni del tempo: per il weekend è previsto un lavoro di nebuloso bricollage. Si sezionano, segmentano, zigzagano, limano, scontornano, sovrappongono, assemblano, piallano, incastrano concetti.Visibilità cielo: nulla. Schiarite previste per domenica sera.

film à ne pas rater

  • Come l'ombra, Marina Spada
  • el-Jenna alan, Paradise now, Hany Abu-Assad
  • Il segreto di Esma, Jasmila Zbanic
  • Inland Empire, David Lynch
  • La vita segreta delle parole, Isabelle Coixet
  • Mille miglia lontano, Zhang Ymou
  • Rosetta, Jean-Pierre e Luc Dardenne

letture

  • Amitav Ghosh, circostanze incendiarie, Neri Pozza
  • Aminatta Forna, Le pietre degli avi, Feltrinelli
  • Studio Azzurro. Videoambienti, ambienti sensibili
  • Rick Moody, I rabdomanti, Bompiani
  • Claire Castillon, Veleno, Bompiani
  • Werewere Liking, La memoria amputata, BCD editore
  • Antonio Pascale, La manutenzione degli affetti, Einaudi
  • Simon Ings, Il peso dei numeri, Il Saggiatore

ascolti dalla a alla zebda

  • Aida Nadeem, Out of Baghdad
  • Alessandro Scarlatti, Giovanni Bononcini, "Andate, o miei sospiri"
  • Amine e Hamza M'Rahi, Asfar
  • David Sylvian, Nine horses
  • David Sylvian, tutto
  • Diego Ortiz, Ad Vesperas, Cantar Lontano
  • Domenico Gabrielli, Opera completa per violoncello
  • Emanuela Galli, Gabriele Palomba, Franco Pavan, Languir me fault
  • Eric Truffaz, Mounir Trudi, Face-à-face
  • François Couperin, Leçons de Ténèbres
  • Gianmaria Testa, Extra-muros
  • Henry Purcell, Fantazias, Rose Consort of viols
  • Hildegard von Bingen, Canti estatici
  • J.S. Bach, Soprano Cantatas, Cappella Istropolitana
  • Japan, tutto
  • Marc Antoine Charpentier, Salve Regina
  • Marin Marais, Pièces à deux violes 1686
  • Mario Biondi (essì, Mario Biondi)
  • Paolo Conte, Elegia
  • Ray Lema, Mizila
  • Rose consort of viols, Elizabethan songs and consort music
  • Sonia M'Barek, Tawchih
  • Vengeance du rap tunisien
  • Violent femmes, Violent femmes (purissima goduria)
  • Zebda, Essence ordinaire

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