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venerdì 12 ottobre 2007

'Aidkum mabrouk!!

In questi giorni ho trascritto delle interviste per una relazione in ritardissimo che devo consegnare. Tra cui quelle a B. e S., marito e moglie siriani, fatte circa ad un mese di distanza, durante e dopo il Ramadan. Si tratta di musulmani piuttosto ortodossi, lei porta lo hijab, frequentano quotidianamente o quasi la moschea, evitano di restare da soli con un non parente dello stesso sesso per paura che Shaitan si possa insinuare tra di loro. E' un matrimonio combinato, eppure quanta delicatezza, quanto rispetto da parte di B. per la moglie, per il suo livello culturale, per il fatto che vorrebbe che lei migliorasse l'italiano (non lo parla quasi) e si inserisse in società, perché per lui non è certo la cosa più importante che lei cucini e tenga pulita la casa. Mi commuovo per i sentimenti che queste due persone mi hanno consegnato, paure, speranze, conflitti, squarci di vita intima interiore e familiare. Poi riascolto la parte in cui B. mi racconta della sua attenzione per la vicina, che lavora sempre, con un fratello handicappato. E del fatto che le ha voluto fare un regalo a Natale, per quanto i loro rapporti siano quasi inesistenti. E però si rammarica che né lei, né nessuno gli abbiano fatto gli auguri dell'Aid. Questo mi ricorda che proprio in questi giorni (il potere delle coincidenze) dovrebbe essere l'Aid. Oggi in piscina mi dico che dovrebbe essere oggi o domani. E passando dal macellaio egiziano a comprare l'acqua glielo chiedo: "Quand'è l'Aid". "Oggi". "'Aid Mabrouk allora". "Ma tu conosci l'Aid allora, e il Ramadan e tutto?". "Sì, ho amici arabi, e poi ho passato il Ramadan due volte in Tunisia". "Grazie signora grazie". Me lo ripete sorridendo due volte, tutto contento, mentre esce apposta fuori dal bancone per salutarmi. Penso che magari chiamo A. e scrivo a M., per far loro gli auguri.
Avevo portato a casa di B. delle caramelle per la figlia, e B., quando ci siamo congedati, mi ha detto che non poteva lasciar partire un'ospite senza fare un dono, perché in Siria si fa così. Mi ha dato un portapenne con un disegno simile a quelli tradizionali su ceramiche e stucchi, con su la scritta di Aleppo, la sua città, che è sulla mia scrivania, e sei bicchieri con il bordo d'oro, che serbo ancora. ('Aid el Fitr (ftur, pasto, la rottura del digiuno)o Sghrir, piccolo, è la festa che chiude il Ramadan, in cui si danno elemosine e si offrono pasti ai poveri, si comprano montoni da sacrificare e distribuire, ci si scambia regali e si comprano i vestiti nuovi per i bambini).
postilla: mi si dice che in Egitto l'Aid si festeggia domani. Insomma, c'è ancora tempo per fare gli auguri.

sabato 29 settembre 2007

il sabato della serendipity

Le immagini mentali mi affascinano per il loro modo sintetico e immediato di presentare situazioni, rappresentazioni e concetti, porgendoli ad una immediata comprensione. Io la serendipity fino ad oggi me la visualizzavo come una pallina da ping pong che rimbalzava casualmente di qua e di là. Oggi mi è venuto più da pensare ad una serie di palle da biliardo (avvenimenti, coincidenze) che colpiscono le sponde del biliardo (i lati del Sé, gli interessi, le relazioni, dove non si sa se le palline si dirigono verso le sponde in virtù di qualche intenzione o sono le sponde ad attrarle), perché di serendipity ce n'è stata un grappolo, un cluster, che questa parola mi piace assai.
Vado alla biblioteca Bizzozzero (si chiama proprio così!) di Parma per cercare delle citazioni in un libro. Ora, divagazione, la biblioteca Bizzozzero, e soprattutto l'emeroteca civica accanto, è un posto incredibile. Si possono leggere tutti i giornali del momento, e vedere tutte le ultime uscite librarie del periodo, consultare Internet, prendere in prestito video e dischi. Adocchio un libro, Narrazione e sviluppo psicologico, trovo il nome di Bion, che già era saltato fuori qualche giorno fa cercando in rete delle cose su Jabés (di cui ho trovato poco, se non, cosa molto interessante, che è usato nella psicoanalisi bioniana), e le cui teorie un mio collega ha usato per un lavoro sulla musicoterapia, e prendo appunti. Esco, vado al bar a vedere Internet, do il tesserino da giornalista al barista, e scopro che lui è un napoletano di via Kerbaker, praticamente un vicino di casa, e che da poco è partito un suo ospite che abita nella mia stessa strada. Il barista mi porge il programma di Ottobre africano, una manifestazione che durerà dal 3 al 30 ottobre. Lui ospiterà un paio di avvenimenti nel suo locale. Il mondo è una rete.

martedì 11 settembre 2007

a proposito di immigrati

La settimana scorsa, andando al festival dell'Unità, sito in una delle zone più tristi di Milano, dove si consumano appetitosi piatti sopra e sotto la plastica, e dove si balla rapinosamente il liscio, ho stupidamente perso il cellulare che avevo in tasca prima di scendere dal vagone della metro. Tanto per provare, abbiamo chiamato il numero. Qualcuno ha risposto. Era un immigrato che abitava a poca distanza, ci ha dato l'indirizzo di casa, e ad un certo punto ha arrestato il nostro profluvio di ringraziamenti con un "basta", presentandosi, stringendoci la mano e dicendo "io sono filippino, siamo brave persone, ditelo".
Nei giorni scorsi ho assistito, nel panorama mediatico di carta e di pixel, e con un crescente senso di amarezza e desolazione, al montare di un'ondata xenofoba originata da un episodio risibile, come quello della "repressione" degli assalti dei lavavetri ai semafori, che per una settimana sembrava essere diventato il nodo politico cruciale in Italia. Ognuno, poi, ha detto la sua. Sotto il nebuloso ombrellone concettuale della "sicurezza nelle città" c'è chi ha dato addosso ai Rom, chi alle prostitute, chi agli albanesi, chi ancora dei graffitari e chi ne ha più ne metta. Sindaci e politici si sono affrettati a rassicurare i cittadini promettendo misure rapide e di natura repressiva.
Ora, se ad alcuni esponenti della parte visibile delle istituzioni politiche, membri dell'esecutivo e sindaci, conviene mostrare il volto feroce per contenere lo scontento, quello che non viene invece detto è che da circa dieci anni in Italia si lavora intensamente per favorire l'integrazione innanzitutto economica, e l'accesso a diritti fondamentali di cittadinanza per gli immigrati, come quello alla salute, all'istruzione, all'alloggio. Si è così riusciti a scongiurare il formarsi di ampie sacche di emarginazione e segregazione come si è verificato in Francia o in Gran Bretagna, rendendo l'Italia per molti versi un paese modello in materia d'immigrazione e ibridazione culturale, grazie anche al fatto che il fenomeno ha cominciato ad essere assiduamente monitorato dopo pochi anni dal suo consolidarsi. A tutto questo hanno contribuito funzionari e impiegati delle amministrazioni, ricercatori,educatori, assistenti sociali, insegnanti, volontari, medici e infermieri, formatori, persone che si sono prodigate perché gli immigrati avessero accesso al lavoro, al cibo, ad un tetto, che avessero di che coprirsi, e che i loro figli andassero a scuola, cominciassero a imparare l'italiano, avessero gli stessi diritti di accesso alla società degli altri, acquisissero il permesso di soggiorno per motivi umanitari o lo status di rifugiati, predisponendo metodi di educazione interculturale, oppure creando progetti di formazione nei paesi di accoglienza, o ancora lavorando nelle carceri o prendendosi cura dei minori non accompagnati. Persone che come me hanno accettato cifre risibili per fare ricerca sulle relazioni tra società ospite e immigrati, per capire come intervenire meglio, oppure si sono introdotte nel mondo dell'illegalità per capire cosa succedesse. Un piccolo esercito di persone che hanno costruito, giorno dopo giorno e in modo impercettibile, la pace sociale. Questo soprattutto al nord, anche in seno ad amministrazioni di centrodestra, dove gli immigrati fanno molto comodo perché lavorano in settori dove altrimenti ci sarebbe il deserto: cantieri, mansioni operaie specializzate e generiche, assistenza a bambini ed anziani, lavoro domestico. Questa gente ci sta aiutando e ci è utile, molto, e non bisogna dimenticare che se viene qui è perché è spinta dal bisogno, perché una famiglia intera ha investito su di loro. Se lavorano clandestinamente, i primi responsabili sono i loro datori di lavoro. Devono aiutare le famiglie, e lo fanno ad ogni costo, anche di dormire per strada. Se non trovano lavoro spacciano o ricettano, e poi contribuiscono allo sviluppo di zone depresse dei loro paesi, come succede ad esempio con la regione marocchina di Beni Mellal. Solo che tutto questo quasi non compare sui giornali. La scelta repressiva non è solo quindi contraria alle posizioni etiche dei molti che lavorano per l'integrazione, ma anche pragmaticamente errata, perché apporterebbe solo disagi, conflitti e creerebbe o aggraverebbe le condizioni che dice di voler eliminare. Questo, senza presunzione alcuna, è un parere a cui credo di poter conferire l'autorevolezza della competenza professionale di cui dispongo.
Ho sentito molti in questi giorni esprimere pareri basati su opinioni del tutto personali, e fumosi discorsi mediatici e politici, spesso in malafede e totalmente scollati dallo stato delle cose, senza confrontarsi con quanto è stato verificato e scritto da persone che si occupano in modo assiduo di seguire il fenomeno. Credo che chi abbia voglia di comprenderlo seriamente abbia a disposizione una vasta scelta di titoli per capire realmente quale sia la situazione migratoria in Italia, come vi si sta facendo fronte, e quali sfaccettate e sfumature possano assumere i discorsi stigmatizzanti. Altrimenti sono solo asserzioni vuote di quella sostanza che è data da una disamina complessa e dal confronto con analisi consolidate, come spesso succede nelle manifestazioni di pregiudizio (cioè opinioni che si formano senza elementi per il giudizio), e che possono tuttavia condurre anche se in via indiretta al conflitto sociale. D'altra parte, come aspettarsi una riflessione più pacata da parte dei cittadini quando un Giuliano Amato si consente di bollare dei seri tentativi di riflessione come "sociologia da strapazzo"? Oltre che alla stigmatizzazione in blocco degli stranieri siamo arrivati dunque anche a quella del pensiero?

sabato 21 luglio 2007

Una conclusione Amara

Di solito a me, i libri, mi piace leggerli ad almeno un anno dalla loro uscita, quando luci e clamori non ci sono più, per affrontare un testo a mente sgombera da altre parole, che ne filtrino la lettura. Così è stato per Amara Lakhous, scrittore algerino, dottorando in antropologia almeno all'epoca della pubblicazione del suo libro, che parla un italiano pressoché perfetto. A Torino ho comprato il suo "Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio" (e/o). Perché volevo capire cosa ne fa un antropologo dei suoi strumenti cognitivi quando scrive un romanzo. E l'ho capito, lentamente, sorprendendomi per l'abilità di depistaggio dello scrittore, per la complessità del testo che si sfoglia capitolo dopo capitolo, strato dopo strato, rivelandosi solo alla fine nella sua pregnanza.
Ora, Lakhous ha vinto un premio Flaiano per questo libro, che è stato molto pubblicizzato come "gaddiano", per il linguaggio e per la cornice polifonica. E io mi chiedo, definire come gaddiano questo libro ci dice qualcosa, tutto su di esso, ci aiuta a comprenderne la specificità, oppure c'è bisogno di altri strumenti, che non siano meramente quelli dell'analisi letteraria, per trarne fuori, comprenderne e comunicarne, la specificità? In effetti, io di linguaggio gaddiano ne ho trovato poco. Poche e scarne parole o espressioni in dialetto, niente a vedere con l'invenzione letteraria di una lingua, anche se per certi versi la struttura del testo, la resa dei personaggi rimandano al Gadda del "Pasticciaccio"
Quello che trovo peculiare di questo romanzo è il suo girare attorno ad una questione focale, avvicinandosi al nucleo come per cerchi concentrici, e allo stesso tempo scendendo in profondità, dalle apparenze superficiali a ciò che di più sepolto vi è nel protagonista, Amedeo. Scoperta che procede di pari passo con la mutazione del registro linguistico, da umoristico a drammatico.
Fin dall'inizio sappiamo che un tale chiamato Amedeo è accusato di omicidio. Ci ragiona su tutta una galleria di condomini che conosce Amedeo, e che tira in ballo al tempo stesso una serie di stereotipi sull'altro e alcuni lampi illuminanti sulla sua storia personale. L'iraniano Parvez, rifugiato, alcoolizzato, che odia la pizza e la pasta, che a suo dire fa ingrassare, e la cui mente va con orgoglio al natìo riso, filo che lo lega strettamente alle sue origini. L'impicciona portiera napoletana Benedetta, piena di stereotipi nei confronti degli stranieri, e devo dire che mi piace che sia una napoletana ad essere razzista, perché sono piuttosto avversa allo stereotipo positivo, quasi da buon selvaggio, del napoletano sempre accogliente e ospitale. Per Benedetta l'assassino è un immigrato. E tutti gli immigrati si confondono in un calderone. Parvez è per lei albanese, mangia gatti e cani, forse il colpevole è proprio lui.
Com'è l'Amedeo che esce fuori dalle descrizioni dei personaggi del condominio? Parla perfettamente l'italiano, senza accento. E' sempre gentile con la portiera, altruista e servizievole con gli altri immigrati, non fa domande inopportune e grossolane sull'Islam. Non si è mai lamentato del cane Valentino, per il quale Elisabetta nutriva un amore morboso, e che è stato barbaramente ucciso da ignoti. E' italiano, sposato con un'italiana,insomma, e non un immigrato, quindi un potenziale criminale. E' l'inquilino migliore del condominio, quello che non parla mai male di nessuno, prova compassione e comprensione per i problemi di tutti. E' un lavoratore, il che lo distingue agli occhi di Antonio Marini, condomino settentrionale, da quei fannulloni che sono gli immigrati, e che comportano in tutto e per tutto come i meridionali. Ama cornetto e cappuccino. E poi, conosce la storia romana, in particolare quella dell'Africa romana, Sant'Agostino e il Vangelo. E qui, la vostra antropologa è caduta in una madornale svista, esclamando vittoriosamente dentro di sé "è tunisino!" e gongolando perché convinta di essere tra le poche che a questo punto capivano l'identità di Amedeo. Perché Sant'Agostino è patrimonializzato dai tunisini, che vi stanno dedicando ultimamente molti studi, e lo menzionano nelle guide turistiche come figlio del paese, a causa del suo lungo soggiorno a Cartagine. La mia convinzione si è rafforzata quando ho letto il riferimento di Amedeo a Giugurta, definito "il nostro grande guerriero", dal momento che in Tunisia si trova il luogo dove il re numida fu sconfitto. I capitoli in cui Amedeo parla in prima persona, esprimendo in un lungo ululato tutto il suo smarrimento di fronte alle situazioni problematiche degli altri, si alternano ai racconti dei condomini. Qui, nell'introduzione della memoria storica, avviene una svolta. Si comincia a conoscere qualcosa dell'identità di Amedeo, che consiste nel suo possesso e nella sua interpretazione di una parte di storia antica, comune agli italiani, ma speculare, perché per lui i romani sono stati dei traditori, che hanno fiaccato Giugurta tenendolo a digiuno di acqua e cibo prima di esporlo al Colosseo. Mi sbagliavo. Perché Sant'Agostino è nato vicino ad Annaba, città algerina di confine rispetto alla Tunisia, e anche il territorio di Giugurta si trovava tra i due paesi.
E in effetti, dopo un po' veniamo a sapere che Amedeo si chiama in realtà Ahmed. Ma in realtà a nessuno interessa addentrarsi nel suo passato e nelle sue origini, nemmeno alla moglie Stefania, per la quale Amedeo è il presente, qualcuno per lei, che si è assimilato per lei, e il resto non la riguarda. Ma questa relazione si fonda, paradossalmente, su un tragico equivoco di tipo orientalista, nel quale Amedeo viene confuso con Rodolfo Valentino, con romantici stereotipi desertici, "misterioso come il Sahara". Una porzione di Oriente inconoscibile, tra stereotipi e assimilazione/fagocitamento. E in fondo, anche Amedeo vuole prendere le distanze dal passato, che si rifà presente nei suoi incubi, e appare dolorosamente solo alla fine, nel racconto del suo amico Abdallah. Il passato di Ahmed si chiama Bàgia, la sua fidanzata algerina, uccisa dai terroristi. Risiede nella nostalgia per il Ramadan, la voce del muezzin, il cuscus, la zlabia, la harira, la voce materna.Amara Lakhous "sfoglia" così, strato dopo strato, l'identità di Ahmed, la cui parte araba non è certo il fondamento roccioso, poiché Ahmed dimostra di poter assimilare altri elementi, arricchendoli, traducendo, attraversando frontiere come un contrabbandiere di beni, e tuttavia è una parte imprescindibile di lui, costitutiva del suo passato, che in fondo a nessuno interessa.E che resta passato che non passa, spada che lo trapassa.
E poi, viene fuori che l'assassina del Gladiatore, vero romano de Roma, era la padrona del cagnolino. Perché, in mezzo a tutti gli immigrati del palazzo, sapiente perfidia dell'autore, era lui quello che pisciava nell'ascensore del condominio, metafora di uno spazio condiviso, stuprando la badante boliviana scambiata per filippina, organizzando combattimenti clandestini di cani.
E io mi sono pentita, di non aver letto prima il libro di Amara Lakhous, variante di 'Umar, Omar, Amor, per poter discutere con lui a Torino di quest'abile storia che prende garbatamente in giro il lettore, rovesciando lo sguardo, prendendo ad oggetto in modo ironico noi, gli italiani. Ma chissà, un giorno forse capiterà. Chi ha letto il suo libro saprà che alla fine c'è la sua mail, amaralakhous@yahoo.it, che mi sembra un gran segno di disponibilità.

mercoledì 25 aprile 2007

Liberazione!!!!

Guardo con aria soddisfatta e lievemente inebetita il rapporto finale del formulario elettronico Epss per inserire i progetti europei, dopo che ho finito, sembra correttamente, di inserire dati e testo del progetto, nonostante alcuni accadimenti tragicomici. Proprio in quei giorni mi hanno staccato telefono e Adsl, il mio editor è prima andato ad Atene e poi mi ha fatta spantecare per correggermi il testo perché prima doveva mandare una raccomandata. Un mio amico perfezionista che mi aiutava dall'America mi ha infarcito il file di marcature di correzioni che mi ci è voluta una vita per toglierle. Infine mi hanno rubato il telefonino. Sono indecisa se credere al malocchio o solo alla cieca sfiga che talora raggiunge dense condensazioni statistiche. Ma beh, in qualche modo è andata. E' solo il primo stage e so che la competitività è forte, che se anche passo il primo vai a vedere il secondo etc. Ma lavorare a questo progetto mi ha appassionata. In un mese sono riuscita ad aggiornarmi sulla letteratura sull'immigrazione. E poi è così bello, nel leggere, quel processo mentale che comincia a operare connessioni e a formare strutture cognitive, che poi troveranno forma in un testo argomentato. A volte le idee mi vengono leggendo, ma talora capita anche mentre non sto facendo nulla, passeggio, porto a spasso le buste della spesa. E' un'attività mentale che diventa continua, che costituisce una tela di fondo quotidiana, un brusìo costante, talora.
Ho deciso quindi di postare la lista dei libri che ho sfogliato, compulsato, consultato, letto, circa sessanta, per due motivi. Perché i lettori che passano da queste parti, tenendo conto che una metà di italiani leggono un libro l'anno, e calcolando una percentuale di abbattimento visto che un terzo scarso di questi testi è stato letto integralmente, mi dia un consiglio per quanti anni posso essere dispensata dalla lettura. Poi, se volete fare un gioco, potete sempre tentare di indovinare quali erano gli assi portanti del progetto. Io ora, per rilassarmi, ho cominciato a leggere Il Mondo della mente di Mario Galzigna, e visto che ero allenata sono già a pagina settanta e presto cercherò di scrivere la recensione promessa.
et voilà la liste:
-Stefano Allievi, 2002, Musulmani d’Occidente. Tendenze dell’Islam europeo, Roma, Carocci. (Cedoc Ismu, REL/5554)
-Stefano Allievi, Felice Dassetto, 1993, Il ritorno dell’Islam, Roma, Edizioni Lavoro, REL/1385
-Stefano Allievi, Jorgen S. Nielsen, Muslim network and Transnational communities in and across Europe, vol. 1, Brill, Leiden, 2003. (biblioteca personale)
-Gerard Althabe, Monique Selim, 1998, Démarches ethnologiques au présent, Paris, L’Harmattan.
-Maurizio Ambrosini, Sociologia delle migrazioni, Il Mulino 2005.
-Maurizio Ambrosini, 2006, Costruttori di integrazione. Gli operatori dei servizi per gli immigrati, Fondazione Ismu, Regione Lombardia, Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità, Milano(biblioteca personale).
-Jean-Loup Amselle, 1999, Logiche meticce. Antropologia dell’identità in Africa e altrove, Bollati Boringhieri, Torino. (biblioteca personale)
-Arjun Appadurai, 1996, Modernity at large: cultural dimensions of globalization, London, University of Minnesota press (fotocopie, biblioteca personale).
-Gianfranco Bettetini, 2003, Capirsi e sentirsi uguali. Sguardo sociosemiotico al culturalismo, Milano, Bompiani. (biblioteca personale)
-Homi Bhabha, 1994, The location of culture, Routledge, London/New York, (Bic 306.0904 BHAH.LOC/2004).
-Dan Bechmann, Ville et immigration, Priére d’insérer, L’Harmattan 1995. (Bic. Dip. Sc.Umane)
- Rita Bichi, 2000, La società raccontata : metodi biografici e vite complesse, Milano, Franco Angeli (fotocopie, biblioteca personale) .
- Rita Bichi, Giulio Valtolina, 2007, Nodi e snodi. Progetti e percorsi di integrazione degli stranieri immigrati, Franco Angeli, Milano. (biblioteca personale)
- Simona Bodo, Silvana Cantù, Silvia Mascheroni, Progettare insieme per un patrimonio interculturale, Quaderni Ismu 1/2007. (biblioteca personale)
- John R. Bowen, “Beyond migration: Islam as a transnational public space”, Journal of ethnic and migration studies, vol. 30, n. 5, pp. 879-894.
- Massimo Campanini, 2003, Islam e politica, Bologna, Il Mulino. (Cedoc Ismu, REL/4937)
- Lisa Capps, Elisabeth Ochs. 1996, Narrating the Self, “Annual Review of Anthropology”, vol. 25, pp. 19-43 (biblioteca personale, formato pdf).
- Tiziana Caponio, 2005, “Policy networks and immigrants’Associations in Italy: the cases of Milan, Bologna and Naples”, Journal of ethnic and migration studies, vol. 31, n. 5, pp. 931-950 (fotocopie, biblioteca personale) .
- Caritas, 2001, Dossier Statistico immigrazione, Roma (biblioteca personale)
Jocelyne Cesari, Alain Moreau, Alexandra Schleyer-Lindenmann, 2001, “Plus marseillais que moi, tu meurs!”. Migrations identités et territoires à Marseille, L’Harmattan, Paris. (biblioteca personale)
- Francisco Checa, 2002, Las migraciones a debate. De las teorìas a las pràcticas sociales, Icaria, Almerìa. (fotocopie, biblioteca personale)
- Francisco Checa, Juan Carlos Checa Olmos, Angeles Arjona Garrido, “Las historias de vida como técnica de acercamiento a la realidad social”. El caso de las migraciones, pp. 347 – 372.
- Francisco Checa, Angeles Arjona, Juan Carlos Checa, 2003, La integraciòn social de los inmigrados. Modelos y experiencias, Icaria, Almerìa.(fotocopie, biblioteca personale)
- Juan Carlos Checa Olmos, « La segregaciòn residencial de los inmigrados : aproximaciòn teòrico-pratica », 207-241
- Teresa Belmonte Garcìa, “Atenciòn a la diversidad en la empresa sanitaria. La pràctica de los cuidados transculturales”, 243- 259
- Jordi Moreras, “La inscripciòn del Islam en el espacio pùblico”, 261- 279.
- Asher Colombo, Giuseppe Sciortino, 2002, Stranieri in Italia. Assimilati ed esclusi, Bologna, Il Mulino. (Bic)
- James Clifford, 1993, I frutti puri impazziscono. Etnografia, letteratura e arte nel secolo XX, Bollati Boringhieri, Torino. (biblioteca personale)
- James Clifford, 1997, “Spatial practices: Fieldwork, Travel, and the disciplining of anthropology”, in A.Gupta, J.Ferguson, Anthropological locations, University of California Press, Los Angeles, pp. 185-219. (fotocopie, biblioteca personale)
- James Clifford, 1999, Strade. Viaggio e traduzione alla fine del secolo XX, Bollati Boringhieri, Torino. (biblioteca personale)
- Duccio Demetrio, 1997, Agenda interculturale. Quotidianità e immigrazione a scuola. Idee per chi inizia, Roma, Meltemi. (BIC)
- Duccio Demetrio, Graziella Favaro, 2002, Didattica interculturale, Milano, Angeli (Bic. CDD 370.11 DEMD.DID/2002).
- Gunther Dietz, “Frontier Hybridisation or culture clash? Transnational migrant communities ans sub-national identity politics in Andalusia, Spain”, Journal of ethnic and migration studies, vol. 30, n. 6, pp. 1087 – 1112.
- Simon During, Cultural studies. A critical introduction, Routledge, London/New York ( Bic. Dipartimento Scienze Umane inv. 297)
- Ugo Fabietti, 1999, Antropologia culturale. L’esperienza e l’interpretazione, Roma, Laterza. (biblioteca personale).
-Heidrun Friese, 2002, Identities. Time, difference and boundaries, Berghahn, New York, Oxford (Bic. Dipart. Sc. Umane)
- Nestor Garcia Canclini, 1997, “Cultural boundaries: Identity and communication in Latin America”, Media Development n. 1, pp. 22-29.
- Clifford Geertz, 1999, Mondo globale, mondi locali, Mulino, Bologna. (biblioteca personale)
- Mariangela Giusti, 1996, L’identità e la memoria. Complessità ed educazione interculturale, Firenze, Giunti. (Bic. CDD.370.11 GIUM.IDE/1996).
- Mariangela Giusti, 2004, Formarsi all’intercultura. La giornata interculturale della Bicocca di Milano, Milano, Angeli. (BIC)
- Mariangela Giusti, 2004, Pedagogia interculturale. Teorie, metodologia, laboratori, Roma, Laterza. (BIC)
- Ralph Grillo, 2000, “Riflessione sull’approccio transnazionale alle migrazioni”, in Afriche e Orienti n. 3/4.
- Ralph Grillo, Jeff Pratt (eds.), 2002, The politics of recognizing difference. Multicultural Italian style, Burlington, Ashgate.
- Ralph Grillo, 2004, “Islam and transnationalism”, Journal of ethnic and migration studies, vol. 30, n. 5, pp. 861-878.
- Ulf Hannerz, 2001, La diversità culturale, Il Mulino, (ed.or. Transnational connections. Culture, people, places, London-New York 1966) (Bic. Testo 306 Hanu.DIV/2001 BS)
- John Hutnik, 2005, “Hybridity”, Ethnic and racial studies, vol. 28, n. 1, January 2005, pp. 79-102. (fotocopie, biblioteca personale).
- Irer 1999, Immigrazione e integrazione, Guerini, Milano.
Virinder S. Kalra, Raminder Kaur and John Hutnyk, Diaspora & hibridity, Sage, London, 2005.
(Bic. CDD 305.8 KALV.DIA/2005)
Chiara Lainati et al., 1999, Il progetto migratorio tra aspettative collettive e libertà individuali, L’Harmattan Italia, Torino. (biblioteca personale)
- Kanwal Mand, 2006, “Gender, ethnicity and social relations in the narratives of elderly Sikh men and women”, Ethnic and racial studies, vol. 29, n. 6, pp. 1057-1071.
- Setrag Manoukian, 2003, Etnografie. Testi oggetti immagini, Meltemi, Roma.
- Pamela Marelli e Delfina Luisiardi, Il bagaglio invisibile. Storie di vita e pratiche di mediazione interculturale, Rosenberg & Sellier, torino, 2004. (biblioteca personale)
- Miguel Mellino, 2005, La critica postcoloniale. Decolonizzazione, capitalismo e cosmopolitismo nei postcolonial studies, Roma, Meltemi. (Sormani GEN J 5787).
- Elisabetta Nigris, 1996, Educazione interculturale, Bruno Mondadori, Milano. (Bic. Testo 370.117 NIGE.EDU/1996).
- Agostino Portera, 2006, Globalizzazione e pedagogia interculturale. Interventi nella scuola, Trento, Erickson. (Bic)
- Rosella Prezzo, Paola Redaelli, America e Medio Oriente: luoghi del nostro immaginario, Bruno Mondadori (biblioteca personale)
- Fabio Quassoli, 2006, Riconoscersi. Differenze culturali e pratiche comunicative, Cortina, Milano, (biblioteca personale)
- Hasmita Ramji, 2006, “Journeys of difference: the use of migratory narratives among British Hindu Gujaratis”, Ethnic and racial studies, vol. 29, n. 4, pp. 702-724.
- Paola Sacchi, Pier Paolo Viazzo, 2003, Più di un sud. Studi antropologici sull’immigrazione a Torino, Franco Angeli, Milano. (Cedoc Ismu MIGR/5507)
- Rosemary Sackmann, Bernhard Peters, Thomas Faist (eds.), 2003, Identity and integration. Migrants in Western Europe, Aldershot, Ashgate. (Cedoc Ismu, INT/4960)
- Chantal Saint-Blancat (a cura di), 1999, L’Islam in Italia. Una presenza plurale, Edizioni Lavoro, Roma. (Cedoc Ismu, REL/3843)
- Ruba Salih, 2003, Gender in transnationalism. Home, longing and belonging among Moroccan immigrant women, London, Routledge.
- Ruba Salih, 2004, “The backward and the new: National, Transnational and Post-National Islam in Europe”, Journal of ethnic and migration studies, vol. 30, n. 5, pp. 995-1011. (fotocopie, biblioteca personale)
- Paul Sniderman et al., The outsider. Prejudice and politics in Italy, Princeton University Press, 2000.
- Olivier Roy, 2003, Global Muslim. Le radici occidentali del nuovo Islam, Feltrinelli. (biblioteca personale)
- Abdelmalek Sayad, 2002, La doppia assenza. Dalle illusioni dell’emigrato alle sofferenze dell’immigrato, Cortina, Milano. (biblioteca personale)
- John Tomlison, 1999, Sentirsi a casa nel mondo. La cultura come bene globale, Feltrinelli. (biblioteca personale)
- Giovanni Valtolina, Antonio Marazzi, 2006, Appartenenze multiple. L’esperienza dell’immigrazione per le nuove generazioni, Milano, Franco Angeli (biblioteca personale)
- Pnina Werbner, 2004, “Theorising complex diasporas: Purity and hybrydity in the South Asian public spere in Britain”, Journal of ethnic and migration studies, vol. 30, n. 5, pp. 895-911. (fotocopie, biblioteca personale)
- Meyda Yegenoglu, 2005, “Cosmopolitanism and nationalism in a globalized world”, Ethnic and racial studies, vol. 28 n. 1, pp- 103-131. (fotocopie, biblioteca personale)

film à ne pas rater

  • Come l'ombra, Marina Spada
  • el-Jenna alan, Paradise now, Hany Abu-Assad
  • Il segreto di Esma, Jasmila Zbanic
  • Inland Empire, David Lynch
  • La vita segreta delle parole, Isabelle Coixet
  • Mille miglia lontano, Zhang Ymou
  • Rosetta, Jean-Pierre e Luc Dardenne

letture

  • Amitav Ghosh, circostanze incendiarie, Neri Pozza
  • Aminatta Forna, Le pietre degli avi, Feltrinelli
  • Studio Azzurro. Videoambienti, ambienti sensibili
  • Rick Moody, I rabdomanti, Bompiani
  • Claire Castillon, Veleno, Bompiani
  • Werewere Liking, La memoria amputata, BCD editore
  • Antonio Pascale, La manutenzione degli affetti, Einaudi
  • Simon Ings, Il peso dei numeri, Il Saggiatore

ascolti dalla a alla zebda

  • Aida Nadeem, Out of Baghdad
  • Alessandro Scarlatti, Giovanni Bononcini, "Andate, o miei sospiri"
  • Amine e Hamza M'Rahi, Asfar
  • David Sylvian, Nine horses
  • David Sylvian, tutto
  • Diego Ortiz, Ad Vesperas, Cantar Lontano
  • Domenico Gabrielli, Opera completa per violoncello
  • Emanuela Galli, Gabriele Palomba, Franco Pavan, Languir me fault
  • Eric Truffaz, Mounir Trudi, Face-à-face
  • François Couperin, Leçons de Ténèbres
  • Gianmaria Testa, Extra-muros
  • Henry Purcell, Fantazias, Rose Consort of viols
  • Hildegard von Bingen, Canti estatici
  • J.S. Bach, Soprano Cantatas, Cappella Istropolitana
  • Japan, tutto
  • Marc Antoine Charpentier, Salve Regina
  • Marin Marais, Pièces à deux violes 1686
  • Mario Biondi (essì, Mario Biondi)
  • Paolo Conte, Elegia
  • Ray Lema, Mizila
  • Rose consort of viols, Elizabethan songs and consort music
  • Sonia M'Barek, Tawchih
  • Vengeance du rap tunisien
  • Violent femmes, Violent femmes (purissima goduria)
  • Zebda, Essence ordinaire

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