partecipo al progetto

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giovedì 30 agosto 2007

nuove tags anobii

Oggi dopo un intervallo piuttosto lungo ho ripreso a caricare libri su Anobii, e in spiritu imitatio Seia Montanelli, che è una delle donne più divertenti che conosca, e se fossi un uomo per questo la sposerei (se non fosse che già sta per sposarsi), ho deciso di inserire anche dei libri orribili che le case editrici non si fanno scrupolo di mandarmi, talvolta insistendo pervicacemente perché gli intervisti, ahimè è il caso di dirlo, gli autori che spesso sono autrici (e purtroppo a volte la spuntano pure). Mi sembra giusto vendicarmi visto che i libri mi occupano spazio, le insistenze mi stressano e mi prendono tempo, devo andare ai remainders per sbarazzarmente (non ho il cuore di mandarli al riciclaggio, e preferisco convertirli in sushi), e talvolta lì rifiutano perché non se li fila nessuno nemmeno a metà prezzo, e quindi altro tempo e fatica sprecati etc. etc. Detto questo, le categorie sono: mi è bastata la copertina, cellulosa sprecata, viaggi da sbadiglio, invisi financo ai remainders, noiosissimo dalla prima pagina, un orrore!. I titoli, ci vuole troppo tempo a metterli e non meritano tanta attenzione, chi è curioso andasse a cercarseli su anobii. Sulle categorie, mi sono sforzata di mantenere un linguaggio propre, ma avrebbe potuto e voluto essere molto peggiore. Caricare tali libri su anobii è comunque interessante, perché appare la conferma che nelle librerie virtuali non se li fila proprio quasi nessuno.

lunedì 27 agosto 2007

Esotismi contemporanei

Quest'estate ho portato con me tra gli altri libri questo di cui si vede la copertina a lato, pensando mi aiutasse a capire meglio la zona in cui andavo a soggiornare, dal momento che vi era inserito un articolo sui pescatori di Mahdyia. Taccio titolo del saggio e autore, che mi ha lasciata, se si vuole usare un eufemismo, perplessa, e anche giudizi a parte quello incluso nel titolo, limitandomi a mettere qui un florilegio di frasi a volta accompagnate da un commentino tra parentesi.
L'autore racconta innanzitutto che il pullman ha scaricato il gruppo di ricerca in un hotel, "tipologia villaggio turistico sul mare, secondo un modello universalmente omologato". "Nel periodo che siamo rimasti a Mahdia, uscivamo da un non luogo per tuffarci in quell'universo signififcante che è il luogo Mahdia, per ritornare nel non luogo. Questo esserci e non esserci è forse stata la modalità di interazione che ci ha fatto sentire meglio lo spessore antropologico della realtà che andavamo osservando(in che senso? dov'é l'argomentazione epistemica? a parte il fatto che secondo me il 95% delle persone non si sono mai lette la definizione di nonluogo di Augé e infatti lo usano come il prezzemolo, e che immagino ci fosse del personale locale nell'albergo, ma poi, l'asserzione è provata da quanto segue). Segue il paragrafo "l'incantamento del mondo". Il nostro autore va in una casa di donne con l'interprete. "Le donne chiacchieravano e scherzavano tra loro. Io non capivo, ma in questo chiacchiericcio incomprensibile, sentivo di star bene, a mio agio, in un'atmosfera così intima, fatta di complicità e gaiezza femminili. Un'atmosfera che mi dava un grande senso di serenità e sicurezza (ma l'interprete dov'era? e poi bisogna andare a Mahdia per sentire un'atmosfera di solidarietà femminile? infine, per esperienza, si può dire qualsiasi cosa in tunisino (insulti, commenti su come si spenna il pollo e altre amenità), mentre si proferiscono le più cortesi espressioni francesi). Poi il nostro partecipa ad un matrimonio dove gli sposi vestono all'occidentale ma perché "tendono a conformarsi, proprio per sottolineare l'appartenenza di classe, alla media borghesia occidentale" (ora, già dal 1700 le élites turche impiegavano materiali e stilemi architettonici italiani perché gli piacevano, e molte famiglie hanno alle spalle tre generazioni di matrimoni occidentali, e casomai è il contrario, il ritorno all'islamismo è spesso causato da condizioni di vita materiale molto misera, ma andiamo oltre). "Attorno a un grande tavolo sono sedute giovani donne (sono separate dagli uomini e per questo penso che siano nubili)" (bastava chiedere: nelle circoncisioni e nei matrimoni molto spesso per tradizione i sessi sono separati, se si prova a cambiare settore il minimo che succede è esere presi in giro).Ad un certo momento "le giovani esprimono il loro entusiasmo, lanciando grida acute e cadenzate (effetto ottenuto battendo la lingua sul palato), dirompenti (bella scoperta: si chiama youyou, ed è noto dall'epoca coloniale, almeno). Quella che segue è veramente una perla. "Un grido che esprime la forza di un universo incontaminato, magico, quello femminile, unico e assoluto in un mondo in cui la differenza di genere ha uno spaziotempo inconfondibile". (???? e poi, spaziotempo come se piovesse) "Una giovane del gruppo si alza, va su una piccola pedana di fronte agli sposi, inondati da un fascio di luce abbagliante, e danza. (...) Gli uomini sono lì attoniti, sommersi da quel grido che scava dentro (a chi?), affascinati da quella figura in movimento (la danza è sempre espressione di abilità compartecipata, anche quando a ballare sono uomini e bambine di quattro anni), espressione di un mistero pieno di grazia che non appartiene loro (ed è per questo che spesso nelle feste ci sono inversioni di genere, con uomini che si abbigliano e ballano perfettamente come donne, con frenetici ancheggiamenti etc). "Mi allontano, confusa e inebriata". L'ultima frase notevole è quella relativa ad un pescatore che il nostro autore scorge con un'espressione "vaga, lontana, sognante". Il pescatore in questione racconta del suo deludente ritorno a Mahdia dopo anni passati in Sicilia, dal momento che ha perduto il capitale reinvestito e dovuto smettere di fare il pescatore. Ma, nonostante le affermazioni di prima mano di Salah, il nostro autore conclude "Socchiude gli occhi, avvolti dal fumo che sale dalla sua pipa e, nel pulviscolo del sole che se ne va, torna con la mente in alto mare. Tra tonni e sardine, insieme ai suoi compagni, rivive la buona e cattiva sorte del pescatore. Così, Salah/Salvatore, della vita, ne ritrova il senso"...Mi sa che l'autore, dal nonluogo, cioé secondo la definizione di sito di non relazione, nonmemoria, nonidentità non ne sia mai uscito, troppo preso a registrare l'effetto romantico di un paesaggio muto, tacitato per far posto ad impressioni soggettive, quelle sì, molto confuse (alla fine il giudizio mi è scappato...).

domenica 26 agosto 2007

cineforum domenicale. Inland Empire

Se c'è qualcuno che ha visto Inland Empire di David Lynch e vuole propormi la sua interpretazione della storia sarà calorosamente il benvenuto. Se invece non ve lo siete visto, vedetevelo, quando siete freschi e riposati, dopo aver preso del karkadé o dei mate o del guaranà o masticato delle foglie di coca o qat e soprattutto avete tre ore di tempo a disposizione, che possono diventare il doppio perché basta distrarsi per una scena e si perdono dei collegamenti e si deve rivedere tutto. Anzi, caldeggio caldamente la seconda visione perché poi si capisce molto meglio. La trama, va da sé, è indicibile, anche quella che si capisce per non sciupare il tutto. Ciononostante e purtuttavia è imperdibile, visivamente lussureggiante, magnificamente visionario e perturbante, un capolavoro intellettualfilmico. Scherzi a parte, alla fine l'ho capito, ma non posso dire altro che sembra un'opera di Escher (e anche di altri, ma si capirà vedendolo). E che è perfidamente depistante, tanto anche se lo dico vedendolo non si capirà perché e come. Non dico niente nemmeno a mio marito che si era perso la fine e ora mi sta chiedendo... Laura Dern è semplicemente strabiliante. Spassosissima la parodia della sitcom. Un divano rosso è appropriatissimo alla visione onirosimile, se non ce l'avete metteteci una copertura all'uopo. Buona domenica.

venerdì 24 agosto 2007

per Pegah e gli altri

Qualcuno di voi forse già saprà della storia di Pegah Emambakhsh, l'iraniana che è fuggita dall'Iran dopo la condanna a morte per lapidazione della sua compagna, con l'accusa di "depravazione" in quanto lesbica, e del fatto che in Gran Bretagna attualmente le è stato negato il diritto d'asilo, e la sua espulsione è prevista per il 28 agosto (anche se potrebbe essere rimandata). Io l'ho letto sulla mailing di Migra glb dell'Arci, e ora vedo sul bel blog di Giulia un articolato resoconto delle violazioni dei diritti umani in Iran per quanto concerne persone queer, con un link a Secondo Protocollo per firmare un appello per far accogliere Pegah in Italia. Mi auguro con tutta l'intensità che si può provare in casi come questo che almeno lei ce la possa fare.

e poi c'é il caso di questo gay afgano pubblicato oggi su Repubblica.it e ripreso dalla mailing di glb (ah quanto mi piace questa mailing). Ma DICO, io poi non capisco perché un/una eterosessuale non Schengen si può sposare anche per motivi di convenienza con un italiano e ottenere la cittadinanza e un omosessuale no.

ROMA - Nel suo paese d´origine rischia la vita perché è omosessuale, come Pegah Emambakhsh. Per questo, per non doversi nascondere e vivere la vita che vuole, ha chiesto di poter restare in Italia. In prima istanza la sua richiesta è stata respinta: se lo stesso accadrà in appello Ahmed - il nome è di fantasia - dovrà lasciare immediatamente il nostro paese e tornare in Afghanistan.

È un caso del tutto simile a quello di Pegah Emambakhsh quello che in queste settimane si sta vivendo in una piccola città della Lombardia di cui, per ragioni di riservatezza, non facciamo il nome. Nella pianura padana Ahmed, 24 anni, abita da otto mesi con il suo compagno, che è italiano. I due si sono conosciuti su Internet e poi si sono incontrati per una vacanza in India: al termine del viaggio hanno deciso di restare insieme e tornare in Italia. Qui Ahmed è entrato con un visto turistico, ma poi ha scelto di rimanere per vivere con il compagno. I due hanno inoltrato una richiesta di permesso di soggiorno per motivi umanitari, adducendo come motivo l´omosessualità di Ahmed: in Afghanistan sarebbe punita dal Codice penale con una "lunga pena detentiva" e dalla sharia - che si applica in molte zone - con la morte per lapidazione o impiccagione. La richiesta però è stata respinta dai giudici, che non hanno ritenuto sufficientemente provati i rischi per la vita di Ahmed. La coppia, assistita da un avvocato e dall´associazione GayLib, ha presentato ricorso: se la domanda verrà bocciata la procedura di allontanamento per Ahmed - che è già partita - dovrà essere eseguita immediatamente. È proprio la paura di essere cacciato che spinge Ahmed a parlare per la prima volta pubblicamente della sua storia.

Ahmed, perché vuole restare in Italia?

«Perché voglio vivere con il mio partner. Non avevo mai pensato di venire in Italia prima di incontrare lui, ma ora siamo insieme e vogliamo restarci: questo è l´unico posto per farlo. Non possiamo certo tornare in Afghanistan, ci ucciderebbero e in un altro paese io avrei sempre il problema del permesso di soggiorno».

Perché dice che la ucciderebbero?

«Perché è quello che accade: è un paese islamico e molto tradizionalista. La legge dice che un gay deve essere impiccato. Tutti dicono che l´Afghanistan è diventato un paese democratico: non per i gay».

Come ha vissuto finora in Afghanistan?

«Nascosto. La mia omosessualità è un segreto per tutti. La mia famiglia non lo sa: mio padre è morto e mia madre e mia sorella contano molto sull´aiuto dei parenti. Se loro sapessero che sono gay non le aiuterebbero più. Non ho mai potuto essere quello che sono: a Kabul non ci sono locali per i gay e gli omosessuali si vedono in segreto, fra le paure. Per questo mi sono rivolto a Internet per trovare una persona con cui essere me stesso».

È sicuro di non voler rimanere in Italia per il benessere economico o perché la vita è più sicura qui?

«A Kabul lavoro in un´impresa di costruzioni americana. Non ho problemi di soldi. Amo il mio paese e non voglio abbandonarlo: non chiedo asilo politico perché se lo facessi non potrei più tornare indietro. Se mi concedessero il permesso di soggiorno invece sarei libero di rientrare in Afghanistan e la mia famiglia non saprebbe mai il vero motivo per cui sono qui».

Cosa sanno ora?

«Che sono ospite da amici italiani»

E non sospettano?

«No, non immaginano neanche da lontano. Forse voi italiani non capite quanto possa essere scioccante l´omosessualità in certi paesi: non ci si può neanche pensare».

Ha mai ricevuto minacce perché è gay?

«No, perché nessuno ha mai saputo che sono gay».

È deluso dal "no" alla richiesta di permesso di soggiorno?

«Certo che lo sono. Lo scorso anno c´è stato il caso di un afgano che si è convertito al cristianesimo e per questo rischiava la morte: l´Italia l´ha aiutato. Vorrei solo che si capisse che io rischio di finire come lui: spero che l´Italia aiuti anche me a restare qui e ad essere felice».

giovedì 23 agosto 2007

pictures from Tunisia






Quest'anno non avevo molta voglia di scattare foto. La cosa mi suscitava una certa perplessità e apprensione, fin quando non sono andata a fare una gita in barca al largo di Biserta, in un battello coloratissimo. Dopo, ho ripensato allo stato di attenzione asoluta che mi aveva colto nel fotografare, concentrata sulle immagini che vedevo ancor prima di scattare, e che volevo ottenere, dimentica del tempo che scorreva e delle persone che si muovevano accanto a me, come in una bolla spazio temporale. E mi sono detta che l'ispirazione, quando deve arrivare, arriva, e che ansie e perplessità sono inutili.
Sulla barca, rappresentanti di una Tunisia occidentalizzata, fatta di quelle poche persone che fanno immersione subacquea. Khaled, il capitano, capelli biondi e fluenti, gli occhi azzurri, uno dei pochi tunisini che abbia visto indossare uno slip come costume da bagno invece dei consueti calzoncini, e che a fine giornata stanerà una cernia di quindici chili. Murad, che conduce le immersioni, alto, magro, capelli ricci dalle ciocche bionde e di media lunghezza (quasi tutti i tunisini li portano tagliati a spazzola e cortissimi), che ci racconta in maniera disinvolta delle sue avventure amorose, una ragazza a sera. Una serie di donne che sembrano habituées della barca, dalla pelle bianchissima, tutte in grado di pagare i 60 dinari che servono per il giro più l'immersione, quasi quaranta euro. Qualche francese venuto con amici tunisini, o che vive e lavora in Tunisia, e magari dopo anni non ha ancora imparato una sola parola di tunisino. E Michele, mezzo tedesco, che si è aperto una fabbrica di confezioni tessili, società esentata dalle tasse per quattro anni (poi si cambia nome e ricomincia tutto daccapo), con un socio di maggioranza tunisino come è previsto dalla legge, e milleseicento operai, due o tre case in vari luoghi della Tunisia e due domestiche. E una settimana dopo vado da una mia amica a Sfax, che fa un dottorato in storia dell'alimentazione. Tutte le donne della sua famiglia hanno indossato il velo, cominciano a non mandare più le figlie a scuola. Lei è l'unica a non coprirsi la testa, e le vicine vanno dai parenti e la criticano. E lei non mangia. Per fortuna da settembre sarà a Tunisi. Una nipote disegna abiti in accordo con questa visione dell'Islam e li confeziona per le conoscenti. La casa non ha acqua potabile, a terra il cemento nudo lascia intravedere i cavi dell'elettricità, vi si accede per strade sterrate, come sempre accade in quartieri come questi, dalle case autocostruite. Il cognato è mezzadro, non ha nemmeno un'auto per trasportare i prodotti che coltiva. Suo fratello, una laurea in letteratura araba, munge mucche in mancanza d'altro. Passo una scheda telefonica da cinque dinari (più cinque di bonus) a Fetr, che si illumina e mi ringrazia calorosamente mandandomi un bacio. Poi ci dice, ridendo, l'anno prossimo venite a stare qui, che invece di spendere i soldi in albergo li date a noi. La nipote le chiede di passarle una parte del credito per poter chiamare il fidanzato. Anni luce da Cartagine Dermech, con uno scintillante Monoprix, ristoranti costosi, un caffé sulla cui boiserie risaltano immagini di caffettiere moka e tazze di cappuccino, con scritte in italiano, residenza di molte coppie miste, dalle ville che possono costare quattromila dinari al mese di affitto.

lunedì 30 luglio 2007

sejnane pottery






Nell'accingermi a preparare questa piccola mostra estiva, mi sono resa conto che di specifico sulle ceramiche di Sejnane so veramente poco. So che vengono prodotte principalmente nella zona intorno alla Crumiria, nel nord ovest della Tunisia, zona di frontiera con l'Algeria, e che questo tipo di lavorazione e decorazione ha origine berbera, con parentele anche in Algeria, anche se i berberi in Tunisia si sono in gran parte arabizzati. La ceramica viene prodotta dalle donne, cotta in un forno trogloditico, venduta talvolta lungo la strada. Motivi e colori simili si ritrovano nelle ceramiche fenicio cartaginesi. Da qualche anno le ceramiche di Sejnane, come tutti i tipi di arti tradizionali, cucina inclusa, sono oggetto di poltiche patrimoniali di raccolta, classificazione, catalogazione, musealizzazione. Ad alcune donne sono stati commissionati dei pezzi, poi esposti nei musei. Una di loro ha ricevuto un premio nel corso delle annuali giornate del patrimonio. Le donne quindi cominciano a rendersi conto del possibile valore anche estetico ed economico, e di conseguenza anche del loro, che abitando in zone rurali sono generalmente inserite in un sistema di rapporti di genere tradizionali, con il marito che ha la maggiore autorità e gestisce le economie familiari, tra cui anche i guadagni della moglie. Il loro peso in seno alla famiglia e alla società aumenta.Recentemente anche degli uomini si sono messi a produrre ceramiche, firmandote e messe in commercio a prezzi più alti del consueto, con un dichiarato intento autoriale ed artistico, come nel caso del cavallino. L'oggetto in due pezzi è una cuscussiera, di valore principalmente decorativo. Ci sono poi i due qanoun, piccoli bracieri, uno dei quali ha una base a forma di pesce, simbolo di fortuna. Il qanoun è un magnifico oggetto polifunzionale. Serve a bruciare l'incenso purificatore nei santuari frequentati soprattutto da donne, a farci il tè quando ci si sposta, a grigliare i peperoni verdi piccanti e i pomodori che, tritati finissimi, formeranno la mechouia, un'insalata piccante in abbondante olio, e ancora a cuocervi per un giorno intero e anche più la meloukhia, un'erba che viene trasformata in una densa crema dal penetrante odore, e che viene insaporita con della carne.
Buone vacanze a tutti, e buon distacco a Ingmar Bergman.

sabato 28 luglio 2007

palazzo yacoubian

Ho letto Palazzo Yacoubian in tre giorni. Ieri ho deciso che non mi sarei alzata dalla sedia finché non l'avessi finito. 'Ala al Aswani è un magistrale narratore, che tiene con consumata sapienza le fila delle storie di diversi personaggi, spezzettate in piccoli paragrafi che lasciano il lettore in sospeso, e con la voglia di procedere velocemente e a lungo per saperne di più. E' un fine conoscitore e tracciatore di psicologie, che descrive i suoi personaggi distinguendo la facciata dalla personalità che vi si cela dietro. Personaggi dalle molte facce in realtà, poiché mostrano una personalità dinamica, che muta al variare delle situazioni. E' bravissimo, a mio avviso, a mettersi nei panni di una donna, e anche di un gay, nel senso di descrivere i loro sentimenti, motivare le loro azioni. La diffusa definizione di comédie humaine per questo romanzo mi lascia perplessa. Ricondurre al noto può essere un'operazione di traduzione, un modo di dire che gli altri, per quanto lontani sembrano, sono come noi. Ma può essere anche una riduzione, che non mette in luce le specificità della narrazione. Leggo la citazione di una recensione sulla quarta di copertina, e un vago senso di malessere mi coglie a causa della tipizzazione dei personaggi, quasi una loro ontologizzazione: una prostituta, un terrorista islamico, un giornalista gay...
In realtà quello che al Aswani mette in luce sono una serie di dinamiche e complessi contesti che costituiscono una parte consistente dello sfondo dell'Egitto di oggi.
Per Taha, il "terrorista", è il sistema di stratificazione sociale rigido, penetrabile solo dalla corruzione, a far sì che il ragazzo, figlio dell'umile portiere dell'immobile Yacoubian, si veda rifiutato a causa di questo l'ingresso in polizia. Stanco delle umiliazioni, dell'essere in disparte, trova rifugio come tanti, tantissimi, in un irrigidimento della devozione religiosa, in un sistema di senso che gli dà conforto, lo spinge ad alzare la testa, gli dà le chiavi di accesso ad una critica e contestazione del sistema esistente. Se non si comprende questo, se non si comprende il cocente senso di delusione per le mancate promesse della modernità e della democrazia, non si comprendono i dilaniamenti del mondo arabo contemporaneo, in cui in molti paesi si è intrappolati in un perverso meccanismo. La mancanza di democrazia ha fatto nascere l'islamismo, ma l'islamismo attuale non consente elezioni democratiche, perché queste porterebbero con gran probabilità all'instaurazione di governi islamici letti dalla sharia''. Catturato dalla polizia, torturato e umiliato, Taha si vota alla morte, dopo essere già stato ucciso socialmente, in molti modi.
La storia di Hatim bey, il giornalista gay, è una storia di omofobia e di ipocrisia sociale al tempo stesso. Mostra come due persone, Hatim e il suo amante, passino dall'affetto a un mortale conflitto, per i sensi di colpa del secondo, che gli impediscono di vivere serenamente la sua omosessualità. E mostrano come sia dura la vita di una persona che è costretta a cercarsi amanti occasionali, dai quali viene magari maltrattata e derubata, e tutto il suo fondo di disperazione compresso che alla fine erompe in modo distruttivo.
Ma i personaggi che mi interessano di più sono le due donne, Bouthaina e Su'ad. Bouthaina non è una prostituta, è piuttosto una donna costretta ad accondiscendere alle molestie sessuali, un fenomeno amplissimo e sottaciuto nel mondo arabo. C'è chi me ne ha raccontato qualcosa. Nel mondo dell'insegnamento, del lavoro, capita alle donne con elevatissima frequenza di essere soggette ad avances più o meno velate o insistenti. Bouthaina non è dunque che una vittima di una vastissima ipocrisia sociale, costretta a cedere per far sopravvivere la famiglia, e con l'obliquo beneplacito della madre. Su'ad è una vedova che si sposa con il ricco Hagg Azzam, più recitando la parte della concubina clandestina che della moglie, per mantenere il figlio. Il suo tentativo di riscattarsi e acquisire legittimità cercando di avere un figlio, al quale spetterebbe un riconoscimento ufficiale e parte dell'eredità, viene stroncato con brutalità. Entrambe sono donne costrette a concedersi sessualmente agli uomini, e la sostanza non cambia se nel secondo caso è in forma legale, per questioni di sopravvivenza.
Il romanzo mostra chiaramente l'intreccio tra corruzione, disonestà e ipocrisia religiosa, di cui Hagg Azzam, che vende vestiti islamici e distribuisce carne ai poveri, è un lampante esempio. E dietro il "gran capo" al vertice di un capillare sistema di tangenti non è improbabile che si alluda al Presidente in persona.
Palazzo Yacoubian fornisce il quadro di un'umanità desolante, in cui anche uno storpio può usare la sua infermità per manipolare e imbrogliare, e in cui le persone sembrano poter cambiare solo in peggio. Eppure il finale mostra una sorprendente apertura alla possibilità di riscatto, di amore e poesia, alla possibilità che esistano uomini sensibili e delicati. E non ho raccontato di Zaki bey, che è il personaggio più sorprendente, perché voglio che lo scopra chi legge il libro. E' un caso se Zaki, il personaggio migliore del romanzo, è il discendente di una famiglia dell'entourage beilicale, che rimanda a un'Egitto plurietnico e plurilinguistico, per il quale al Aswani sembra avvertire della nostalgia? Alla storia trovo però due pecche: il non aver fatto accenno alcuno al fenomeno dell'escissione, che sembra riguardi in Egitto una percentuale di donne vicina al novanta per cento. E che si parli in maniera riduttiva del conservatorismo islamico che sembra estendersi in Egitto sempre di più, riconducendolo ad una deriva terroristica, e non mostrandone la penetrazione nel quotidiano. Ciononostante, è sicuramente uno dei migliori libri di narrativa che siano apparsi almeno da due anni a questa parte.

film à ne pas rater

  • Come l'ombra, Marina Spada
  • el-Jenna alan, Paradise now, Hany Abu-Assad
  • Il segreto di Esma, Jasmila Zbanic
  • Inland Empire, David Lynch
  • La vita segreta delle parole, Isabelle Coixet
  • Mille miglia lontano, Zhang Ymou
  • Rosetta, Jean-Pierre e Luc Dardenne

letture

  • Amitav Ghosh, circostanze incendiarie, Neri Pozza
  • Aminatta Forna, Le pietre degli avi, Feltrinelli
  • Studio Azzurro. Videoambienti, ambienti sensibili
  • Rick Moody, I rabdomanti, Bompiani
  • Claire Castillon, Veleno, Bompiani
  • Werewere Liking, La memoria amputata, BCD editore
  • Antonio Pascale, La manutenzione degli affetti, Einaudi
  • Simon Ings, Il peso dei numeri, Il Saggiatore

ascolti dalla a alla zebda

  • Aida Nadeem, Out of Baghdad
  • Alessandro Scarlatti, Giovanni Bononcini, "Andate, o miei sospiri"
  • Amine e Hamza M'Rahi, Asfar
  • David Sylvian, Nine horses
  • David Sylvian, tutto
  • Diego Ortiz, Ad Vesperas, Cantar Lontano
  • Domenico Gabrielli, Opera completa per violoncello
  • Emanuela Galli, Gabriele Palomba, Franco Pavan, Languir me fault
  • Eric Truffaz, Mounir Trudi, Face-à-face
  • François Couperin, Leçons de Ténèbres
  • Gianmaria Testa, Extra-muros
  • Henry Purcell, Fantazias, Rose Consort of viols
  • Hildegard von Bingen, Canti estatici
  • J.S. Bach, Soprano Cantatas, Cappella Istropolitana
  • Japan, tutto
  • Marc Antoine Charpentier, Salve Regina
  • Marin Marais, Pièces à deux violes 1686
  • Mario Biondi (essì, Mario Biondi)
  • Paolo Conte, Elegia
  • Ray Lema, Mizila
  • Rose consort of viols, Elizabethan songs and consort music
  • Sonia M'Barek, Tawchih
  • Vengeance du rap tunisien
  • Violent femmes, Violent femmes (purissima goduria)
  • Zebda, Essence ordinaire

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