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lunedì 9 aprile 2007
sabato 7 aprile 2007
as-salaamu 'alaikum
ٲڶسڶام
ٲڶسڶام
purtroppo trasportate fuori da word le lettere arabe si slegano ma è il meglio che posso fare
(ah, si legge da destra verso sinistra :-)
annotazioni di barbara68 alle 21:05 3 commenti Etichette: auguri
giovedì 5 aprile 2007
dei benefici indubbi della professione giornalistica. teorema seguito da un breve elenco di libri
Teorema: l'esercizio della professione giornalistica fa bene al portafogli e anche alla cultura.
Dimostrazione del punto 1: l'altro giorno mi accingevo a intervistare Philippe Besson, e mentre transitavo per la Stazione Centrale, anche a passo piuttosto veloce, per ingollare un happy meal in 5 mn alle ore 15, qualcuno ha aperto il mio ufficetto portatile à dos, di due scomparti, con cerniere lunghe un metro. benedetti ladri, ora nemmeno a milano si sta più sicuri. ma non sono riusciti a prendere il mio magnifico portafogli rosso stampato lucertola tipo vecchia zitella (peraltro con dieci euro dentro, da buona napoletana) perché era infilato in un taschino ben protetto dall'ultimo libro di Philippe Besson, Un ragazzo italiano (Guanda). Naturalmente ho ringraziato lo scrittore per il favore. Leggere questo libro è stato veramente molto significativo per me, dove lo trovo un altro portafogli così?
Dimostrazione del punto 2: conclusa l'intervista e uscita dall'albergo, situato in un punto milanese veramente strategico, mi sono fermata come di consueto alla bancarella che sconta libri in anteprima al 40% e ho acquistato Barry Miles, Beat Hotel, Diario indiano di Allen Ginsberg (ma questi, entrambi Guanda, erano destinati a qualcun altro), poi Circostanze incendiarie di Amitav Ghosh (Neri Pozza), Mutilata di Khady (Cairo Editore). (forse il punto uno cozza con il punto 2, ma vabbé...)
Per la cronaca, avevo altri libri addosso: Riconoscersi di Fabio Quassoli (Cortina), Bastenier/Dassetto, Immigration et espace public, L'Harmattan, Dan Bechman, Ville et immigration, Prière d'insérer (L'Harmattan), Mariangela Giusti, Esistenze migranti a Milano e provincia, David Morley, Home territories. Media, mobility and identity, Routledge, Young Yun Kim, Becoming intercultural, Sage, Heidrun Friese, Identities. Time, difference and boundaries, Bergham. In tutto dodici libri a spasso per Milano. Che so, magari mi danno il premio Bancarella.
annotazioni di barbara68 alle 08:38 16 commenti Etichette: libri, migrazione
lunedì 2 aprile 2007
Still life
Still Life è un film che non va tanto ascoltato quanto guardato, perché la maggior parte della passa dalle immagini. Lo sfondo è quello di una zona stravolta da un gigantesco piano infrastrutturale di costruzione di dighe, che prevede la sommersione della vallata fino al livello di centocinquanta metri. Nel villaggio di Fenjie si intrecciano due storie, due ricerche di persone la cui vita è stata in qualche modo influenzata dalla costruzione delle dighe. Han Sanming, un minatore, giunge nel villaggio per trovare l'ex moglie, che aveva comprato e che gli era stata portata via dalla polizia, e la figlia sedicenne che non ha mai visto. Ma la moglie si è spostata chissà dove a causa e lui rimane lì ad aspettare partecipando ai lavori manuali di demolizione delle case. Un'altra donna del suo stesso villaggio arriva anche lei a cercare il marito ingegnere che non vede da due anni, che probabilmente ha una relazione con un'altra donna, decidendo di lasciarlo. Dopo un anno Han Sanming ritrova la ex moglie, che lavora su una barca in attesa di un riscatto di trentamila yuan (anche se il motivo resta vago, sembra un probabile debito dovuto dal fratello della donna), mentre la figlia si è spostata ancora più a sud per lavorare. Il film non va compreso tanto guardando alle storie dei protagonisti che più spiccano ma alla coralità dei personaggi. La narrazione rimane quasi bloccata. I demolitori non fanno altro che demolire e mangiare, in una tacita solidarietà maschile. La moglie di Han Sanming comprende in uno dei dialoghi finali che la sua vita sarebbe stata migliore se l'avesse trascorsa con il marito che l'aveva comprata. Il breve scorcio sulla vita della burocrazia della zona mostra come causa agente un potere senza volto che può decretare lo smantellamento ipso facto delle case, che non si cura degli infortunati sul lavoro, e che spinge migliaia di persone all'esodo nelle direzioni più casuali. La mancanza di narrazione dice l'immobilità di queste esistenze, che sono ben lungi da poter configurare la propria vita come quella cicogna che Karen Blixen diceva apparisse alla fine del percorso esistenziale, cioé il disegno di una storia in qualche modo intenzionale. Comincio a pensare che questa sia una delle ultime grandi narrazioni occidentali, tra le più tenaci a morire. Più di ogni cosa parlano le immagini, le bellissime vallate sommerse e brumose, il paesaggio dominante degli scheletri dei palazzi in demolizione. E particolarmente toccante è la scena di un vecchio che è costretto a lasciare la vecchia casa da demolire, e che va ad abitare in un vano ricavato sotto l'arcata di un ponte. Mentre la propaganda cinese inneggia al trionfo del piano, parla dell'entusiastica partecipazione degli abitanti alla demolizione, illumina in modo spettacolare nuovi ponti, e si viene a sapere che nelle miniere possono esserci decine di morti ogni anno. Un film senza sbavature, che non urla le sue denunce, non commuove, ma lascia solo il senso della mancanza di senso di vite alla deriva, senza alcuna chance di progettualità, travolte come le case.
Devo fare una post-illa a questo post. A volte i tentativi occulti di Google di influenzare le nostre vite attraverso l'ordine dei siti corrispondenti alle parole chiave ha qualche vantaggio. Io per esempio cercando la locandina del film ho trovato questo sito molto interessante con le sinossi dei film, tutte le recensioni pubblicate dai giornali e anche i commenti degli spettatori. Questa frase in particolare mi ha colpita: "descrizione unilaterale di una civiltà troppo avulsa dalla nostra". E' quel "descrizione unilaterale" che proprio non riesco a capire cosa voglia dire. Doveva essere bilaterale, poliedrica, bipartisan, concertata, occidentale, dodecaedrica, dodecafonica, pentapartitica, pentagrammatica, boh? Il concetto di autorialità non è estensibile ai cinesi? Rimango una morettiana di ferro: chi parla male, pensa male. E poi tutto rimane "troppo avulso", che tristezza.
Devo fare una post-illa a questo post. A volte i tentativi occulti di Google di influenzare le nostre vite attraverso l'ordine dei siti corrispondenti alle parole chiave ha qualche vantaggio. Io per esempio cercando la locandina del film ho trovato questo sito molto interessante con le sinossi dei film, tutte le recensioni pubblicate dai giornali e anche i commenti degli spettatori. Questa frase in particolare mi ha colpita: "descrizione unilaterale di una civiltà troppo avulsa dalla nostra". E' quel "descrizione unilaterale" che proprio non riesco a capire cosa voglia dire. Doveva essere bilaterale, poliedrica, bipartisan, concertata, occidentale, dodecaedrica, dodecafonica, pentapartitica, pentagrammatica, boh? Il concetto di autorialità non è estensibile ai cinesi? Rimango una morettiana di ferro: chi parla male, pensa male. E poi tutto rimane "troppo avulso", che tristezza.
annotazioni di barbara68 alle 18:20 4 commenti Etichette: mondi, movies
venerdì 30 marzo 2007
E quindi uscimmo a risentir le stelle?
No, non è andata proprio così. Nel senso che ho saputo troppo tardi, cioé ieri, che ieri sera ci sarebbe stato un concerto del Cantar Lontano alla Basilica di San Lorenzo, a posti esauriti. Sono stata più che contenta dei gentilissimi ringraziamenti di Marco Mencoboni al mio post(ino) su Ad Vesperas, ma un invitino, ecco, me lo potevano pure mandare. E comunque R. aveva già deciso che dovevamo andare prima all'aperitivo alle Tre Marie di viale Piave (il mio ultimo amore, bellissimo décor bianconero classico, ottimo barista anche se troppo lampadato, e poi come si può rifiutare di andare in un posto dove ti servono trota affumicata?) e ensuite ad ascoltare undici Contrappunti e Canoni dell'Arte della Fuga per due violini e due violoncelli nella cripta della Chiesa di San Fedele. Inframmezzati da letture da Clemente Rèbora, Thomas Stearn Eliot, Johann Sebastian Bach (meno male che esistono i Gesuiti). Pubblico sobrio e discreto, cosa rara alle manifestazioni culturali milanesi dove tutti si sforzano di mettersi in mostra quanto più possono. Tranne mio marito, che ha cominciato a protestare in maniera un po' troppo vivace per la modalità di lettura dei versi di Rèbora che proprio non gli andava giù. E ho conosciuto anche un simpaticissimo "immobiliarartista", un agente immobiliare che ha prodotto una mucca d'artista e sta cercando di farla esporre insieme alla mostra itinerante delle mucche d'artista. E poi gli piacciono anche i Sigur Ròs, insomma, apprezzabilissimo. Tutto questo per concludere, per chi abbia avuto la pazienza di arrivare fin qui, che Tra il tramonto e l'alba lo si può scaricare dal sito del Cantar Lontano. E che sto traducendo un libro sulla comunicazione che unisce svariate prospettive teoriche offrendo interessanti punti di vista, tra l'altro, sull'interazione tra i sensi e su modalità sensoriali di cui spesso non si è consci. Cosa della quale parlerò prossimamente.
annotazioni di barbara68 alle 09:23 15 commenti Etichette: aperitivi, musica, poesia
martedì 27 marzo 2007
Riflessioni sulle Mgf
La cartina qui accanto traccia l'area di diffusione delle mutilazioni genitali femminili o modificazioni genitali del corpo. La zona gialla indica i paesi dove si pratica l'escissione o ablazione del clitoride, quella rossa le zone di infibulazione, chiusura vaginale quasi totale. Tra il 2005 e il 2006 Lia Lombardi, Lidia Calderoli, Silvia Bianchi, Roberta Sala e io abbiamo lavorato ad una ricerca Ismu sulle Mgf, con contributi teorici e intervistando operatori sanitari lombardi per comprendere come percepiscono e trattano le Mgf. Ne è uscito fuori un lavoro, "Mutilazioni genitali femminili. Riflessioni teoriche e pratiche", curato da Nicola Pasini, che è interamente scaricabile qui, dal sito dell'Ismu, nella sezione delle pubblicazioni dell'Osservatorio Regionale del 2007. Lia ha scritto delle riflessioni su corpo e dominazione di genere, Lidia sulle marcature del corpo, Silvia ha fatto buona parte delle interviste e curato la parte metodologica, io mi sono occupata soprattutto di analizzare le interviste e tirare le conclusioni della ricerca. Era un periodo in cui non stavo bene e avevo lasciato cadere ogni impegno lavorativo, ma questo doveva essere portato a termine e in qualche modo ne è uscito qualcosa di degno, così mi dicono. Spero possa essere utile a qualcuno o a qualcosa. E' uno dei motivi principali per cui faccio ricerca sociale e continuerò a farla finché ne avrò la possibilità. Un altro lavoro molto significativo è stato condotto da Carla Pasquinelli, mia direttrice di dottorato, per incarico dell'Aidos. Alcuni stralci della sua ricerca si possono trovare nel libro accluso al Dvd di "Mooladé" di Ousmane Sembene, edito da Feltrinelli.annotazioni di barbara68 alle 16:17 14 commenti Etichette: mgf, passioni, pubblicazioni mie
sabato 24 marzo 2007
making of
Nouri Bouzid è uno dei miei registi tunisini preferiti, una persona che scava a fondo nei dilemmi e nelle contraddizioni delle società tunisina, allo stesso tempo culturali e personali. La locandina a fianco é quella di "Bezness", che trattava del fenomeno della prostituzione maschile sulle spiagge di Sousse, un affare di uomini che continuavano ad avere verso le loro donne un atteggiamento maschilista e costrittivo. "Poupées d'argile", visto in un precedente festival del cinema africano, mi ha scioccata. Parlava del fenomeno dello schiavismo di fatto di bambine di ambiente sociale molto povero, che vengono ingaggiate per un pugno di soldi per andare a servizio presso delle famiglie. Nel film erano soprattutto le famiglie agiate che impiegavano queste ragazzine. Io invece ne ho incontrata una in una famiglia a basso reddito, di persone molto religiose. La bambina non andava a scuola e il capofamiglia, che era stato istitutore, le dava qualche lezione privata. Quando ho parlato di questa bambina con la sua "datrice di lavoro", mi ha detto che tanto non sarebbe andata a scuola, perché la famiglia aveva bisogno che lavorasse. Ma che salario le può dare una famiglia di pensionati, che magari può contare su trecento dinari al mese, circa duecento euro? Che fine farà quella bambina? Molto probabilmente costretta a spezzarsi la schiena andando a servizio per pochi dinari al mese, quasi analfabeta, come molte, troppe donne in Tunisia. Ma divago come al solito. Parliamo di "Making of", che è una intelligentissima mise en abîme che ben meritava il Tanit d'oro del 2006, e che mi lascia stupefatta che abbia passato la censura (ho linkato la recensione del "corriere di Tunisi", pubblicato da un'antica famiglia di ebrei italiani installatisi in Tunisia, i Finzi). Il protagonista Choukri, detto Bahta, ben esemplifica le contraddizioni dilanianti che premono soprattutto sugli uomini in Tunisia, e che in parte coincidono con quelle di altri abitanti del mondo arabo. Bahta è ballerino, e sogna di partire per l'Europa, dove ci sono la dimukratia e la bella vita. Ama Souad, ma come molti tunisini è patologicamente geloso, vorrebbe che si vestisse in modo più castigato, che non andasse in giro per le audizioni di canto perché il tradimento può essere in agguato a ogni angolo. Deve continuamente ribadire la sua maschilità agli amici che lo dileggiano perché ballerino. Una sua bravata, l'essersi travestito da poliziotto con l'uniforme del cugino, lo fa ricercare dalla polizia. E fuggendo Bahta incappa in alcuni integralisti islamici che cercano di fargli il lavaggio del cervello per farlo diventare un kamikaze. E' molto interessante la parte in cui tutta una serie di ahadith profetici e versetti del Corano vengono snocciolati meccanicamente in modo da costituire asserzioni che bloccano ogni esercizio del dubbio. E geniale la parte di making of inserita nel film. L'attore Lotfi Abdelli, che veramente fa il ballerino nella vita, è stato tenuto all'oscuro dello sviluppo negli eventi, e sono state firmate in digitale le sue autentiche reazioni al film, girato in processione rigidamente cronologica. Prima aggredisce il regista e se ne vuole andare perché lui doveva interpretare un ballerino e lo vogliono fare diventare un integralista. Poi si indigna per la cattiva luce sotto la quale secondo lui viene presentata la religione musulmana. Poi ancora, smarrito per l'immedesimazione con il personaggio, sempre più dilaniato tra il suo mondo e la prospettiva di un martirio che costituisce una sorta di via d'uscita dal suo vissuto contraddittorio, esprime al regista i suoi timori per l'uscita del film. La fine è la caduta nella follia, la vittoria del principio di morte. Bahta si fa esplodere da solo. E' la metafora di una condizione di impasse dei giovani tunisini, in stallo tra vecchi valori, islamismo globalizzato, attrazione e repulsione verso l'Occidente. Molto interessanti i commenti arabi all'invasione irachena. Molti arabi vedevano in Saddam l'eroe che li avrebbe riscattati dall'umiliazione di una modernità in sordina, e hanno visto nell'invasione dell'Iraq un'ulteriore umiliazione. Anche il regista, pur laicamente, si pronuncia per la resistenza irachena. Ma il ricorso a un'azione terroristica ammantata di credibilità religiosa è spesso uno sfogo quasi predestinato per chi viene tenuto ai margini della società del benessere. Ben lo mostra Bahta, che quasi spacca la testa alla fidanzata sentendosi legittimato in questo dal fatto che lei per l'Islam è un' "adultera", e confonde continuamente le problematiche personali con quelle internazionali.
La sala dell'Oberdan a Milano era piena. Il film ha avuto altre due proiezioni, di cui una per le scuole. Questo festival, che è organizzato dal Coe, una associazione di ispirazione cattolica, apre magnifiche finestre sul mondo, ma in fondo, sono sempre in pochi a potervisi affacciare.
La sala dell'Oberdan a Milano era piena. Il film ha avuto altre due proiezioni, di cui una per le scuole. Questo festival, che è organizzato dal Coe, una associazione di ispirazione cattolica, apre magnifiche finestre sul mondo, ma in fondo, sono sempre in pochi a potervisi affacciare.
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