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sabato 24 marzo 2007

making of


Nouri Bouzid è uno dei miei registi tunisini preferiti, una persona che scava a fondo nei dilemmi e nelle contraddizioni delle società tunisina, allo stesso tempo culturali e personali. La locandina a fianco é quella di "Bezness", che trattava del fenomeno della prostituzione maschile sulle spiagge di Sousse, un affare di uomini che continuavano ad avere verso le loro donne un atteggiamento maschilista e costrittivo. "Poupées d'argile", visto in un precedente festival del cinema africano, mi ha scioccata. Parlava del fenomeno dello schiavismo di fatto di bambine di ambiente sociale molto povero, che vengono ingaggiate per un pugno di soldi per andare a servizio presso delle famiglie. Nel film erano soprattutto le famiglie agiate che impiegavano queste ragazzine. Io invece ne ho incontrata una in una famiglia a basso reddito, di persone molto religiose. La bambina non andava a scuola e il capofamiglia, che era stato istitutore, le dava qualche lezione privata. Quando ho parlato di questa bambina con la sua "datrice di lavoro", mi ha detto che tanto non sarebbe andata a scuola, perché la famiglia aveva bisogno che lavorasse. Ma che salario le può dare una famiglia di pensionati, che magari può contare su trecento dinari al mese, circa duecento euro? Che fine farà quella bambina? Molto probabilmente costretta a spezzarsi la schiena andando a servizio per pochi dinari al mese, quasi analfabeta, come molte, troppe donne in Tunisia. Ma divago come al solito. Parliamo di "Making of", che è una intelligentissima mise en abîme che ben meritava il Tanit d'oro del 2006, e che mi lascia stupefatta che abbia passato la censura (ho linkato la recensione del "corriere di Tunisi", pubblicato da un'antica famiglia di ebrei italiani installatisi in Tunisia, i Finzi). Il protagonista Choukri, detto Bahta, ben esemplifica le contraddizioni dilanianti che premono soprattutto sugli uomini in Tunisia, e che in parte coincidono con quelle di altri abitanti del mondo arabo. Bahta è ballerino, e sogna di partire per l'Europa, dove ci sono la dimukratia e la bella vita. Ama Souad, ma come molti tunisini è patologicamente geloso, vorrebbe che si vestisse in modo più castigato, che non andasse in giro per le audizioni di canto perché il tradimento può essere in agguato a ogni angolo. Deve continuamente ribadire la sua maschilità agli amici che lo dileggiano perché ballerino. Una sua bravata, l'essersi travestito da poliziotto con l'uniforme del cugino, lo fa ricercare dalla polizia. E fuggendo Bahta incappa in alcuni integralisti islamici che cercano di fargli il lavaggio del cervello per farlo diventare un kamikaze. E' molto interessante la parte in cui tutta una serie di ahadith profetici e versetti del Corano vengono snocciolati meccanicamente in modo da costituire asserzioni che bloccano ogni esercizio del dubbio. E geniale la parte di making of inserita nel film. L'attore Lotfi Abdelli, che veramente fa il ballerino nella vita, è stato tenuto all'oscuro dello sviluppo negli eventi, e sono state firmate in digitale le sue autentiche reazioni al film, girato in processione rigidamente cronologica. Prima aggredisce il regista e se ne vuole andare perché lui doveva interpretare un ballerino e lo vogliono fare diventare un integralista. Poi si indigna per la cattiva luce sotto la quale secondo lui viene presentata la religione musulmana. Poi ancora, smarrito per l'immedesimazione con il personaggio, sempre più dilaniato tra il suo mondo e la prospettiva di un martirio che costituisce una sorta di via d'uscita dal suo vissuto contraddittorio, esprime al regista i suoi timori per l'uscita del film. La fine è la caduta nella follia, la vittoria del principio di morte. Bahta si fa esplodere da solo. E' la metafora di una condizione di impasse dei giovani tunisini, in stallo tra vecchi valori, islamismo globalizzato, attrazione e repulsione verso l'Occidente. Molto interessanti i commenti arabi all'invasione irachena. Molti arabi vedevano in Saddam l'eroe che li avrebbe riscattati dall'umiliazione di una modernità in sordina, e hanno visto nell'invasione dell'Iraq un'ulteriore umiliazione. Anche il regista, pur laicamente, si pronuncia per la resistenza irachena. Ma il ricorso a un'azione terroristica ammantata di credibilità religiosa è spesso uno sfogo quasi predestinato per chi viene tenuto ai margini della società del benessere. Ben lo mostra Bahta, che quasi spacca la testa alla fidanzata sentendosi legittimato in questo dal fatto che lei per l'Islam è un' "adultera", e confonde continuamente le problematiche personali con quelle internazionali.
La sala dell'Oberdan a Milano era piena. Il film ha avuto altre due proiezioni, di cui una per le scuole. Questo festival, che è organizzato dal Coe, una associazione di ispirazione cattolica, apre magnifiche finestre sul mondo, ma in fondo, sono sempre in pochi a potervisi affacciare.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

è vero, è un mondo sconosciuto che non si conosce mai abbastanza a fondo...

barbara68 ha detto...

diciamo che in Italia abbiamo uno dei sistemi mediatici ed editoriali più provinciali e menefreghisti rispetto ai paesi e alle culture extra europei. In Francia tanto per fare un esempio le cose sono molto diverse, quotati antropologi scrivono sui giornali e sulle riviste geografiche, e la letteratura e il cinema africano e arabo occupano uno spazio di tutto rispetto.

Anonimo ha detto...

30 milioni di italiani, ma non credo sia diverso negli altri paesi europei, hanno come unica fonte informativa i telegiornali, pubblici o privati non cambia molto
e quindi vivono praticamente fuori dal mondo...
Ma è quello che da sempre vogliono le classi dirigenti...
Quello che la maggioranza deve sapere sugli arabi e che sono terroristi fanatici, il "nemico" va coltivato
La minoranza, anche se legge riviste specializzate o interventi di antropologi sui giornali non conta "elettoralmente" un cavolo...
Anzi, questa minoranza può essere usata come dimostrazione che in una democrazia ognuno è libero di dire e scrivere quello che pensa...
tanto a decidre i governi saranno sempre i 30 milioni informati dai TG nazionali...
Buon fine settimana!

barbara68 ha detto...

e quelli che sfuggono al dominio del tg e per esempio si leggono il Corriere della Sera hanno a che vedere con le affermazioni deliranti di Magdi Allam, che più di una persona sostiene che sia pagato per dire cose del tipo che le moschee attirano arabi nei quartieri in cui vengono costruite e quindi terroristi. Nel corso di una mia ricerca, cui è seguita pubblicazione dei risultati, ho invece appurato che la causa delle concentrazioni di immigrati arabi è la logica del profitto dei proprietari di case, che trovano molto più comodo affittare immobili cadenti ad alta locazione agli immigrati, i quali vengono invece rifiutati da proprietari di case in migliori condizioni e quindi non hanno molta scelta. buon we anche a te.

Anonimo ha detto...

Come commentatrice anonima, ti ho beccato subito...!

Un salutone!

Anonimo ha detto...

questo è il nocciolo del problema: le finestre ci sono, la vita là fuori brulica, quelli che scarseggiano sono gli osservatori che si affacciano e ammirano il panorama

barbara68 ha detto...

mirco, avevo comunque lasciato qualche traccia sottotraccia... :-)

aitan, a volte mi chiedo com'è che la gente non si annoi a vivere in confini così ristretti...

Anonimo ha detto...

una finestra la apri anche tu, qui. Grazie: davvero interessante.
:)
Maddalena

Anonimo ha detto...

Anche senza nessuno che si affacci, una finestra fa bene ad essere (e a restare aperta). L'aria fresca entra comunque, e prima o poi arriva a quelli che sono rintanati dentro.

barbara68 ha detto...

mad, grazie a te per essere passata da queste parti

stf, thanks per il commento, sperem, a volte queste cose mi sanno tanto di messaggio nella bottiglia :-/

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